Bossi inedito all’«Antipatico»: con il federalismo sanità meno cara

Rizzo (Pdci) e Calderoli commentano in studio il colloquio con il leader della Lega che difende la sua riforma: «Alla secessione non penso più. Se viene la devoluzione»

Paolo Bracalini

da Milano

La sinistra che minaccia un referendum per bloccare tutto. Lo scontro sui costi della devoluzione, su sanità, istruzione e polizia locale affidate esclusivamente alle regioni, lo spettro della secessione dietro la riforma federalista dello Stato, gli strali della sinistra sul paese «spaccato a metà». A rispondere è Umberto Bossi, ancora ministro delle riforme del governo Berlusconi, in un’intervista inedita del direttore del Giornale Maurizio Belpietro (L’Antipatico, stasera su Rete 4 ore 23.15, commentata con Roberto Calderoli della Lega e Marco Rizzo del Pdci).
Giacca grigia, spilla con l’Alberto da Giussano sul petto, il fazzoletto verde che si intravede dal taschino, è l’Umberto Bossi energico e combattivo di prima della malattia. La devoluzione ha cominciato il suo tormentato iter parlamentare che la porterà al definitivo passaggio in Senato nel novembre del 2005, con i soli voti della maggioranza di centrodestra e l’opposizione frontale della sinistra. L’opposizione comincia ad affilare le armi per arrivare al referendum che dovrà cancellare «la riforma della Lega di Bossi». Raccoglie statistiche per dimostrare che la devoluzione comporta solo danni. Maurizio Belpietro cita i calcoli di Confindustria: il federalismo del centrodestra costerebbe allo Stato 34 miliardi di euro. Ma è davvero così? «Non costerà niente - risponde Bossi -. Anzi, non solo è gratis, ma dovrebbe ridurre i costi, soprattutto sulla Sanità».
La sanità regionale, un altro dei punti critici della riforma su cui gli italiani si pronunceranno con il referendum del 25 giugno prossimo. La devoluzione prevede infatti che siano le regioni ad avere la competenza esclusiva (e non più concorrente, come aveva deciso la riforma del titolo V fatta dall’Ulivo nel 2001 creando infinite controversie tra Stato e Regioni) su assistenza e organizzazione sanitaria. Il pericolo, denuncia il centrosinistra, è che si crei una sanità di serie A al Nord e una di serie B al Sud. Il Molise avrà la stessa sanità della Lombardia, un molisano potrà farsi curare in Lombardia?, chiede Maurizio Belpietro al ministro della Lega. «Se il Molise non ha ospedali che attirino i cittadini questi andranno dove ci sono ospedali funzionali - spiega Umberto Bossi al direttore del Giornale -. La sanità l’ho messa dentro perché obbliga a fare la riforma fiscale, il famoso federalismo fiscale, cioè l’applicazione dell’articolo 119 della Costituzione attuale». Cioè il principio per cui le tasse pagate in Lombardia, Lazio, Marche, rimangono in Lombardia, Lazio, Marche, e che è il vero motivo per cui il federalismo fa paura. Ma secondo il leader della Lega, è proprio quella la chiave di volta, anche per il Mezzogiorno: «Il Sud ha bisogno di rivendicare una parte della propria sovranità - spiega Umberto Bossi - per salvare quello che ha costruito dal dopoguerra in poi. È in atto un processo di cambiamento, oggi lo vuole non solo il Nord, che è un gigante economico ma un nano politico, ma anche il Sud che ha bisogno di poter decidere a casa sua del suo destino».
I programmi scolastici differenziati per regione. «A Milano si insegneranno le poesie del Porta e a Roma quelle del Belli?», chiede Belpietro. «La Regione sceglierà quello che vuole. Non capisco dov’è il problema nell’ammettere che l’unità nasce dalla diversità», dice il senatore. In Lombardia ci saranno solo insegnanti lombardi? «Ci saranno concorsi e tutto ciò che ad essi concerne sarà competenza delle regioni». Ma alla secessione, Bossi ci pensa ancora? chiude Belpietro. «No», risponde Bossi. Ma aggiunge, «se viene il federalismo».