Bossi: investire nelle aziende o chiuderanno

Roma«Le piccole e medie imprese vanno aiutate». Umberto Bossi commenta così l’appello lanciato nei giorni scorsi da Emma Marcegaglia. E alla vigilia del faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e il numero uno di Confindustria - in programma oggi pomeriggio a Palazzo Chigi - il Senatùr si sofferma in Transatlantico per dire la sua sulla richiesta di «soldi veri» alle imprese, avanzata al governo dal leader di viale dell’Astronomia. «Se non si investe lì, chiuderanno un sacco di fabbriche», fa notare il ministro per le Riforme ai cronisti che lo intercettano in Transatlantico. Pronto, in ogni caso, ad attendere l’esito dell’incontro in calendario: «Vedremo cosa diranno Berlusconi e Tremonti».
Dalle misure anti-crisi al federalismo il passo è breve. E così, sempre a Montecitorio, il segretario federale del Carroccio ne approfitta per esprimere la sua soddisfazione per l’accordo - sull’applicazione alle autonomie speciali del disegno di legge in materia - trovato tra esecutivo e presidenti di Regioni a statuto speciale e Province autonome. «È stato approvato un documento, e abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti», rimarca.
Sempre in tema di enti territoriali, il Senatùr non boccia a priori la mozione sulla finanza locale presentata dal segretario del Partito democratico, Dario Franceschini. Anzi, riconosce che «ci sono degli elementi buoni». Detto questo, però, sottolinea che «va rispettato anche il patto europeo», questione sensibile al titolare dell’Economia: «Figurati Tremonti, non vorrà certo essere richiamato dall’Europa». In ogni caso, riferisce, «stiamo lavorando a una nostra mozione, che presenteremo nei prossimi giorni». E poi, tiene a ricordare, «i sindaci chiedono che il patto di stabilità interno sia rivisto. Hanno i soldi per pagare gli artigiani del proprio paese, ma non possono farlo a causa sua. E poi c’è anche il patto europeo».
Altro cavallo di battaglia, il contrasto all’immigrazione clandestina. E Bossi si sofferma pure sulla norma, inserita all’interno del pacchetto-sicurezza, che dà ai medici la facoltà di denunciare chi è presente in maniera irregolare sul nostro territorio. Misura criticata anche dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che giovedì scorso, ospite di Porta a porta, definì «immorale».
Per il Senatùr, la questione in realtà non si pone, perché la discrezionalità porterà i camici bianchi a non riferire alle forze dell’ordine la presenza di immigrati irregolari che ricorrono alle cure mediche, come previsto dal provvedimento voluto fortemente proprio dal suo partito. «Vedrete che non lo faranno», pronostica il ministro ai giornalisti che lo interpellano in materia. Il motivo è semplice: «Si appelleranno - spiega - al fatto che sono una casta superiore agli altri uomini». D’altronde, evidenzia, «c’è scritto nel giuramento di Ippocrate». Ovvero, «i medici salvano amici e nemici».