Bossi, messaggio a Napolitano «La gente vuole tornare al voto»

Il leader del Carroccio dal palco di Roma ringrazia Fini e Berlusconi per la manifestazione e invita il capo dello Stato: «Il governo Prodi è stato delegittimato, i nostri elettori sono venuti qui per cacciarlo»

Massimiliano Scafi

da Roma

«Casini chi?» Come chi, quello che è andato a Palermo. «Ah, quello - sogghigna -. Si è fatto male da solo. I leader devono avere capacità di mediare, mentre lui rompe. Siccome è convinto che la Cdl sia morta, non credo che lo strappo si possa ricucire». Niente centristi, niente Pfc. Poco male, spiega Umberto Bossi, «l’unico leader è Berlusconi e dell’assenza dell’Udc non se ne accorge nessuno». Quanto a Prodi, non c’è neanche da starne a discutere: «Secondo lui Tfr significa ti frego i risparmi. Basta, se ne deve andare a casa. Lo voglio dire al nostro caro presidente Napolitano. Questo governo è delegittimato, la gente vuole andare a votare. Silvio, tegn dür». E così anche una piazza romana finisce per applaudire l’uomo del Nord.
Cappottone grigio, camicia a quadretti, cravatta a righe, il Senatùr spunta verso le tre di pomeriggio in piazza Esedra e si fa fotografare dietro lo striscione, tra Giulio Tremonti e Altero Matteoli. Gli altoparlanti alternano l’Inno di Mameli con un più padano Va’ Pensiero. Lui sorride e stringe mani, poi ricompare più tardi, davanti al Teatro di Marcello e cammina per qualche minuto in mezzo al corteo, tra bandiere, maschere da diavolo e fantocci di Visco-Dracula. «Quanta gente, che bel colpo d’occhio».
Al tramonto Bossi raggiunge San Giovanni e si chiude in un camper con Berlusconi e Fini, per una specie di mini-vertice della Cdl. In piazza stelle alpine e leoni di Venezia si mischiano senza troppi problemi con i vessilli di Fi e An. C’è qualche slogan duro, «Roma ladrona» e «Via i terrun», a cui un gruppo di napoletani risponde con un «ma vattinne».
Alle sei di sera, mentre il presidente di An finisce il suo intervento, Bossi entra sul palco con una bandiera verde attorno al collo. Tocca proprio a Fini, con cui spesso ha polemizzato, lanciare il discorso del leader della Lega: «Ecco a voi un uomo vero, che ama la sua comunità come un padre ama i suoi figli, un uomo che ha dato tanto alla Cdl e anche ad An». Il Senatùr ringrazia e lo abbraccia, poi prende la parola per qualche minuto.
«Siamo qui - dice - per licenziare un governo insopportabile e vergognoso. La loro mentalità è quella dello Stato etico, come in Unione Sovietica, un modello che infatti è fallito. Per questi signori Tfr non vuol dire trattamento di fine rapporto ma ti frego i risparmi». Risate, applausi. «Vorrei ricordare al presidente Napolitano - riprende - che questo governo è delegittimato per le scelte che ha fatto e continua a fare. Toglie i soldi a tutti per darli a chi vuole lui, proprio come nell’Urss. Milioni di persone sono venute qui a Roma per chiedere a Prodi di andarsene. Caro Napolitano, la gente vuole tornare a votare. Vorrei fare un applauso a Silvio Berlusconi. Siamo a Roma, ma la lingua padana è facile: Silvio tegn dur, mai mulà». Chiude domandando al popolo del centrodestra, e ottenendolo, «un applauso per la mia Lombardia e il mio Veneto».
Alla fine Bossi è molto contento. «La gente è spaventata e incazzata - commenta lasciando il palco - si è davvero rotta le scatole ed è venuta in massa. Noi lo sapevamo che sarebbe andata così». Il bilancio della giornata è positivo: «È stata una manifestazione più grande del previsto, ma non abbastanza considerando quanto la gente è arrabbiata e preoccupata. Il governo Prodi ha dato il colpo di grazia alle certezze di tanti piccoli imprenditori del Nord che si sono visti sottrarre il Tfr che per loro rappresenta una fonte di investimento. Tanti di loro se vanno a chiedere un mutuo in banca neppure glielo danno. Prima fallivano per la concorrenza asiatiaca, ora questa botta della manovra... Un brutto segnale non solo per il Nord, perché tutta la nostra economia si regge sulle piccole e piccolissime imprese. Per questo ho chiesto a Napolitano di mandare casa Prodi. Nessuno lo faceva, l’ho fatto io, visto che non siamo venuti in gita di piacere». E Casini? «Si è fatto male da solo. Non essere venuto a una manifestazione del genere, un evento che può accadere solo una volta ogni tanto, è stato un gravissimo errore politico».
Soddisfatti pure i colonnelli. «La gente vuole due cose - sostiene Roberto Maroni - un’opposizione dura e un’opposizione unita. Qui ci sono cittadini che mai sono scesi in piazza e che lo hanno fatto perchè non ne possono più, la Finanziaria è stata una mazzata tremenda». Per Roberto Castelli «chi non c’è invece ha sbagliato i suoi conti». Roberto Calderoli, sotto la felpa verde, esibisce una maglietta con scritto «Prodi Pinocchio». Dice: «È una taglia XXL, eppure non riesce a raccogliere tutte le balle del Professore».