Bossi mette il silenziatore al popolo padano

RomaCaccia al militante o al leghista locale «incazzato», preferibilmente contro il bunga bunga di Berlusconi. È partita la stagione venatoria dei reporter di opposizione, alla ricerca della miccia per far deflagrare la polveriera Lega Nord. Prima una troupe di Annozero sguinzagliata nel varesotto, poi un reportage pronto per il Venerdì di Repubblica sui «malumori della base» rispetto all’alleanza con il Pdl. I cani da tartufo sono all’opera, e il maldestro «negazionismo» di certi capi leghisti (che minimizzano sempre il parziale malcontento dei militanti, anche se è reale, bastava sentire ieri alcuni interventi a Radio Padania: «Umberto, liberaci dall’Italia», «Siamo al governo con tre ex socialisti craxiani») rischia di creare le condizioni per numerosi autogol. Perciò è partito un ordine verso tutte le segreterie lombarde della Lega, con una circolare ufficiale che «vieta di rilasciare dichiarazioni» sulla situazione politica e sulle prossime amministrative, e invita a star fermi e non prendere iniziative che possano alimentare polemiche. Anche ieri, nella riunione in via Bellerio con Maroni, Giorgetti e altri capi leghisti, Umberto Bossi ha ripetuto più volte l’adagio: «Dobbiamo stare zitti, evitare ogni polemica». L’effetto è che tutta la Lega è nel congelatore, surgelata, finché non passano i giorni della tempesta. «È un momento molto delicato per noi» dice un colonnello leghista sotto anonimato, «ci stiamo giocando la faccia» con il federalismo. Che deve passare ad ogni costo, anche se ai sindaci del Nord e all’elettorato leghista quel federalismo annacquato interessa molto meno che a Calderoli e Bossi. Le defezioni continue nel Fli e l’ingrossamento della maggioranza lascia ben sperare i vertici leghisti, che puntano a quota 330 deputati per assicurare la maggioranza nelle commissioni che contano per il federalismo fiscale (Bilancio e Bicamerale).
Ma oltre ai numeri parlamentari, affinché Bossi possa portare un risultato in padania, serve anche l’appoggio del Quirinale. La Lega è molto attenta ultimamente a coltivare il rapporto con Napolitano, considerato strategico, e così si inquadra una seconda comunicazione mandata nelle ultime ore a tutti i sindaci leghisti: «Attivatevi per ricevere il presidente della Repubblica» con tutti gli onori quando Napolitano si trovi nei loro Comuni. Una novità assoluta per la Lega, in passato sempre schiva rispetto a queste celebrazioni di patriottismo repubblicano. Ma in questo momento il federalismo è considerato dal quartier generale l’obiettivo primario, anche a costo di snaturare l’immagine anticentralista e ribelle della Lega (ed è proprio questa la ragione del malcontento della base). Un test decisivo saranno le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, una ricorrenza che la Lega non solo non sente, ma guarda con orrore. La Lega di governo si sta muovendo su due piani, da un lato deve assecondare la maggioranza, dall’altra deve smarcarsi per non far insorgere la Lega di lotta. Si vedrà cosa succederà in Regione Lombardia, con la mozione (che comincia ad essere discussa oggi) sulle celebrazioni per i 150 anni. I consiglieri leghisti, dicono, sono pronti a fare le barricate in aula. Basti pensare che alcuni di loro, domenica, erano a Mantova per onorare un anniversario ben diverso: la morte del patriota autonomista tirolese Andreas Hofer...
Motivi per stare zitti e fermi però ce ne sono parecchi. Oltre alla road map del federalismo (decisivi i prossimi venti giorni), ci sono le nomine in alcuni cda fondamentali come Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, da decidere entro marzo. La Lega ha i suoi candidati, da spingere in una trattativa con il Pdl, perciò è opportuno non disturbare il manovratore. In più c’è in ballo un rimpastino di governo che riguarderebbe anche la Lega nord. Al Carroccio interessano tre posizioni da sottosegretario: una all’Agricoltura, e un’altra o allo Sviluppo economico o al Lavoro. Si tratterebbe di un sottosegretario ex novo e di uno spostamento. Per il nuovo membro leghista dell’esecutivo si fa il nome dell’attuale capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, la cui promozione coinciderebbe più o meno con la scadenza naturale del suo mandato annuale (è iniziato nell’aprile dell’anno scorso).