Bossi: "Milioni di firme per obbligare Roma a imporre meno tasse"

Il leader del Carroccio annuncia: "Domenica 26 agosto partirà il referendum contro la pressione fiscale Saremo venti milioni"

Melzo - «Tutti gli Stati democratici sono nati da una rivolta fiscale. Non vorremmo che questa fosse la nascita della Padania». Umberto Bossi torna a tuonare sulla proposta di uno sciopero fiscale da realizzarsi a settembre. Il leader della Lega garantisce che «noi andremo avanti fino in fondo, andremo a parlare a Bologna e a Milano: andremo fino in fondo, finché saremo tutti liberi». Il popolo leghista, che affolla il tendone della festa del Carroccio di Melzo, applaude e replica con uno slogan, «Libertà, libertà, libertà». Bossi annuncia che a metà settembre insieme al governatore lombardo Roberto Formigoni incontrerà il premier Romano Prodi: data che la Regione Lombardia ha sempre indicato come quella del tavolo per discutere i dodici punti di modifica delle competenze regionali sulla base dell’articolo 116 della Costituzione. Il Consiglio regionale della Lombardia, infatti, ha approvato a grande maggioranza una risoluzione per ottenere dal governo la competenza su 12 nuove materie fra cui i Beni culturali e l’Ambiente, e ha anche approvato una proposta di legge al Parlamento sul federalismo fiscale che prevede di trattenere nelle regioni tra l’altro l’80% dell’Iva.

«Il governo avrà più voglia di apprezzare il federalismo perché è chiaro che non possono metterci tutti in galera» dice convinto il segretario federale della Lega. Per quella data convenzionale di metà settembre la rivolta fiscale sarà ufficializzata. «Non possono metterci in galera tutti - dice Bossi -. Puoi fare dei sequestri a uno, a due, ma al terzo si ribellano. I padani, che sono brava gente, si sono rotti le scatole».

Dalla platea qualcuno incoraggia il Senatùr: «Mandiamoli a casa» rivolgendosi al governo Prodi e Bossi replica: «cominciamo a fare la protesta fiscale, se tutti la faremo vedrete che questo governo lo manderemo a casa». Ma ieri, Bossi, è anche intervenuto sull’uscita del segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone che aveva bocciato la proposta di sciopero fiscale avanzata dal leader leghista - chiedendo anche al governo di destinare per il soddisfacimento delle reali esigenze del popolo quelle risorse che richiede con le tasse - : «Perfino il cardinale ha detto che le tasse devono essere giuste. Però, se un cittadino deve lavorare otto mesi per mantenere lo Stato, allora queste tasse non sono mica giuste».

Motivo in più, annuncia Bossi, per «andare in piazza, in tutte le piazze italiane e raccogliere firme». Quante? «Andremo in piazza con i gazebo e ne raccoglieremo almeno 10 o 20 milioni». Firme per una rivolta fiscale che, osserva a margine Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato «non è evasione». E Calderoli ribadisce però che «a casa nostra le tasse le abbiamo sempre pagate e continueremo a farlo, ribadisco, continueremo a farlo, anche con la ribellione fiscale». Come a dire: «la nostra protesta comporterà comunque il pagamento delle tasse e quindi la non evasione, ma costringerà il governo a riscrivere le leggi e a fare delle leggi giuste». Quelle che, naturalmente, riducono «la pressione fiscale per favorire la ripresa del Paese» e, quindi, «che portano al federalismo fiscale, ossia alla responsabilità di entrata e di spesa e alla permanenza delle risorse nel territorio dove sono state prodotte dai cittadini».