Bossi: «Il mio fucile? La penna per un voto democratico»

Il capo del Carroccio sulle voci di un ritorno al governo: sto benissimo e non bramo di fare il ministro. Maroni: ma per noi deve farlo

da Roma

Da quasi tutti i partiti gli arrivano «cannonate», come ai tempi in cui Umberto Bossi parlava e creava scandalo. E che sia tornato il «vecchio Bossi», come spiegavano in questi giorni i suoi collaboratori, lo si capisce anche dal putiferio scatenato dalla frase sui «fucili» spianati su Roma per via delle schede elettorali confuse.
Da Berlusconi gli è arrivato ieri un rimprovero abbastanza bonario («Bossi si poteva risparmiare quella frase...»), era meglio non imbracciare armi da fuoco nemmeno per metafora, ma non c’è incomprensione sul futuro ruolo del leader della Lega tra Bossi e Berlusconi. È stato lo stesso Bossi a smorzare la frase incriminata: «Il vero fucile è la penna - ha detto in serata a Varese - è la possibilità di votare in maniera democratica e pulita». Qualche ora prima aveva anche zittito le voci di un suo accantonamento nell’eventuale governo dopo una giornata di suspense sul suo futuro politico. Era bastata infatti una frase di Berlusconi: «A me Bossi non ha chiesto nulla, e poi le sue condizioni sono quelle che sono...», per alimentare il pettegolezzo di un bisticcio tra i due alleati.
Ma il leader leghista ha voluto precisare che innanzitutto sta «benissimo!», e poi che «fare il ministro è il mio ultimo pensiero, non lo bramo». Piuttosto, «se me lo chiedono, lo faccio», ha ipotizzato, aggiungendo che «io ho creato la Lega per fare il federalismo e per la libertà della Padania e non certo perché ambissi a qualche carica».
Intorno alla frase di Berlusconi si è costruita la dietrologia per tutto il pomeriggio, ma Bossi ieri è apparso invece di ottimo umore: «Vale sempre il detto che chi dice che non stai bene ti allunga la vita!». E nemmeno per la sconfessione sulla frase dei fucili sembra essersela presa più di tanto: «Io quando picchio faccio un bel casino...». Un turbamento destinato a non placarsi, anche perché l’alleato dell’Mpa, il siciliano Raffaele Lombardo ha sviluppato l’argomento: «I fucili dei siciliani sono armati a salve, quando potremo armarli vedremo se e contro chi usarli».
Uscita che non sarà piaciuta agli alleati del Pdl, anche perché Bossi ieri ha poi in realtà decriptato la sua «figura retorica»: il richiamo alle armi è stato ideato per attirare «l’attenzione della gente sulla vergogna di chi ha stampato le schede». E la colpa è «del Palazzo»: «Roma canaglia» «non sono i romani che sono i primi a subire uno Stato che tratta da schiavi sia noi che loro». La Lega scenderà «nelle piazze del nord con lo slogan schede pulite, per chiedere di ristamparle». Poi anche Lombardo ha chiarito, smussando i toni: «La nostra arma è l’autonomia, ben più efficace della polvere da sparo». In serata parla anche Roberto Maroni: «Per noi ovviamente Bossi è il ministro delle Riforme. Silvio ha chiamato Umberto: è stata solo una cattiva interpretazione. Non si è parlato di ministri e ministeri. Bossi ha ringraziato Berlusconi e gli ha risposto che sta benissimo. Per noi non è fare i ministri la cosa più importante. Ma fare il federalismo».