Bossi: con noi il Paese cambia, un miracolo come l’acqua del Po

Il leader della Lega sul Monviso: «Federalismo entro Natale. Eravamo un rigagnolo, ora siamo un fiume»

nostro inviato

a Pian del Re (Cuneo)

Umberto Bossi è commosso: «Abbiamo fatto il miracolo». Il gran sacerdote della religione federalista prende l’ampolla con l’acqua del Po, la leva al cielo e asperge la folla che lo applaude, quasi un nuovo battesimo padano-celtico. Poi usa un termine mistico, miracolo appunto, per spiegare ai suoi l’enormità di quanto è successo. Solo 12 mesi fa il leader leghista annunciava i «13 punti della protesta fiscale», ieri invece il rito paganeggiante dell’omaggio al Dio Po ha celebrato il «momento storico» del primo via libera governativo al federalismo fiscale.
Una celebrazione che quest’anno tramuta la «tre giorni» lungo il fiume in una corsa a tappe per dare voce alla rivoluzione. A differenza delle 12 edizioni precedenti, la «sacra ampolla» non scenderà dal Monviso alla laguna in un battello carico di leghisti. Oggi Bossi attraverserà la Padania in auto fermandosi in due luoghi simbolo della storia leghista, il castello di Chignolo Po presso Pavia e Villa Berni a Bagnolo San Vito, nel Mantovano, località che avevano ospitato il Parlamento padano e che torneranno a ospitarlo. E domani mattina, sulla Riva degli Schiavoni, Bossi vuoterà altre due ampolle, una con le acque del Piave (che scorre in Veneto) e l’altra del Tagliamento (Friuli Venezia Giulia), a simboleggiare «il comune sentire e l’identità dei valori di tutti i popoli padani».
«È bastata la nostra presenza per cambiare un Paese dove tutto andava a male», ha detto ieri ai duemila metri di Pian del Re accanto al ministro Roberto Calderoli e ai capigruppo parlamentari Roberto Cota e Federico Bricolo. «Spero che il Parlamento approvi il federalismo per Natale, al massimo scivoleremo di qualche settimana, a gennaio». Qualche incertezza sui tempi, dunque, che nei giorni scorsi sembravano più certi. «Meno male - sospira il Senatùr - che il federalismo è passato ieri al Consiglio dei ministri, altrimenti avremmo rischiato di andare in là con il tempo. Passerà in aula, la Lega Nord ha tanti voti, siamo noi che facciamo vincere o perdere le elezioni». E se sarà necessario, «tutti a Roma a fare sentire la nostra voce quando si dovrà votare». I presenti, circa duecento persone, rispondono in coro: «A Roma!».
Il mistico Bossi ripropone l’immagine del Po come simbolo della libertà: «Parte come una cosa piccola e a poco a poco si trasforma nel padre dei nostri popoli, diventa grande, largo e poi immenso come il mare. Anche noi - insiste - qualche anno fa eravamo in pochi, eravamo come un rigagnolo poi siamo diventati un grande fiume, il fiume della libertà. E siamo riusciti a compiere il miracolo, a stimolare la parte migliore degli italiani».
Le camicie verdi fanno sventolare bandiere e gagliardetti sotto il sole delle Alpi. Bossi arringa: «Abbiamo aperto un grosso varco, con il federalismo fiscale non ci saranno più quei governatori di Regione che sprecano le risorse perché tanto i soldi arrivano comunque. Aiuteremo chi ha bisogno, ma sulla base della spesa media, non più su quella storica, un criterio che consentiva gli sperperi. Il Nord ha ottenuto la libertà, perché nessuno può fermare il sentimento della libertà».
Tocca a Roberto Calderoli, camicia verde e bermuda di jeans, entrare nei dettagli. «Tra un anno, al massimo 15 mesi, approveremo il primo decreto attuativo. Abbiamo comunque tempo 24 mesi per emanarli, come ha esplicitamente chiesto il ministro Tremonti per fare tutto nel miglior modo possibile, ma sono convinto che entro un anno il primo andrà in porto. Questa è una vera rivoluzione per l’Italia, vogliamo farla bene fin dall’inizio. In Consiglio dei ministri non c’è stato nessun compromesso, sono state apportate limature estetiche, non di sostanza. È un federalismo equo».
Il ministro della Semplificazione replica anche alle critiche che gli sono arrivate da destra come da sinistra: «Mastella si lamenta per i danni che ne deriverebbero al Sud, Galan per quelli al Nord: è il segno che è un testo equilibrato, ma anche che pochi hanno letto l’articolato con attenzione, lo facciano e capiranno tutto. Il fatto che la riforma non piaccia nemmeno al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero è la garanzia di avere fatto un buon lavoro».