«Bossi non staccherà la spina Formigoni resta al suo posto»

Onorevole Savino Pezzotta, la Lega minaccia di far cadere Formigoni e si torna a parlare di una «maggioranza Monti» (Pdl, Pd e Udc) anche in Regione? Da segretario regionale come la vede?
«Guardi, per me la politica è una cosa seria».
Ma ne ha parlato anche qualcuno dei vostri. Pierluigi Mantini ha auspicato «collaborazioni» sia Comune che al Pirellone...
«Intanto diciamo che Pisapia regge, è in sella. In Comune semmai, visto che in giunta c’è qualcuno che dovrebbe essere parte della nostra area...».
Dovrebbe essere o è? Parliamo di Tabacci...
«Mi correggo, è parte di quest’area. Comunque, visto che sta in giunta, anche se a titolo personale, penso che ci dovrebbe essere un rapporto di dialogo maggiore con una forza come la nostra».
Anche al vostro rappresentante in Consiglio, Manfredi Palmeri, avete chiesto un chiarimento.
«Il rapporto con il nostro consigliere comunale è lineare. Forse bisogna stringere un po’».
Passiamo alla Regione. Se ci dovesse essere una crisi di questa maggioranza?
«In Regione non c’è una crisi, c’è la Lega che abbaia ma non morde. E io me ne sto tranquillo. La Lega non si sfila. Lei ce la vede? Ci scommetto una bella cena. Sono molto attaccati alle poltrone, più di quanto non lascino vedere».
Di un governo di «larghe intese» regionale, di uno «scenario romano», parlano in tanti.
«Il governo nazionale e regionale sono diversi. Qui non ci sono i mercati finanziari, non ci sono i rapporti con gli altri governi. E poi la Lega qui conta più che a Roma. Per questo non le conviene uscire. È solo in crisi di astinenza di potere ora, le daranno un po’ di metadone, faranno qualche rimpasto e la Lega avrà qualche posto in più».
Insomma, non se parla nemmeno per ipotesi. La cosa non la convince.
«Non è che non mi convince. È che non ci sono le condizioni. Se non accadono cose strane va avanti Formigoni. Se cade, in ogni caso, si va al voto».
A proposito, in primavera c’è una sostanziosa infornata di Amministrative. Come vi regolerete nei Comuni?
«Può darsi che ci siano alleanze qua o là ma la strategia per me è quella di una corsa autonoma».
Ma lei lascerà i suoi amici delle varie realtà liberi di valutare?
«Sì, lascio la decisione alle varie realtà locali. D’altra parte hanno fatto anche in passato cose che non condividevo. Per esempio certe alleanze con la Lega».
Quelle le esclude a priori?
«Le escluderei per principio sì, non è che possiamo allearci con chi ci sputa in faccia tutti i giorni».
Si voterà a Monza, a Como e in altri centri importanti. Se ci fossero candidati di estrazione cattolica presentati dal Pdl sareste disposti a sostenerli?
«Lasciamo perdere i cattolici, ora tutti correranno a battezzarsi. La fede appartiene a un’altra sfera. Noi cerchiamo persone capaci e oneste».
Lei ha chiesto spesso un rinnovamento anche interno. L’ha ottenuto?
«Abbiamo fatto i congressi. A volte non siamo riusciti a innovare, ma nella stragrande maggioranza dei casi sì. A Bergamo, Milano e Como abbiamo segretari giovanissimi».
Non la vede, in prospettiva anche di lungo periodo, una ricomposizione con le forze appartenenti al Ppe?
«No, non la vedo. Vedo un Terzo polo autonomo, che riaggrega coloro che hanno il nostro stesso modo di vedere le cose».