Bossi: «Il Nord avrà a Verona il suo parlamento»

Adalberto Signore

da Roma

Congressi nazionali, stato dell’arte del federalismo in Lombardia, Veneto e Piemonte, situazione economica dei media padani e riapertura del Parlamento del Nord. Sono questi i temi all’ordine del giorno del consiglio federale di via Bellerio, con breve fuori programma dovuto alla lettura di un documento di Giancarlo Pagliarini alquanto polemico verso i vertici del partito («ormai dipendiamo da Roma»). Come critico è l’intervento di Franco Colleoni, convinto che il Carroccio sia ormai «schiacciato su Forza Italia». A chiudere la disputa ci pensa Umberto Bossi: «Basta con queste contestazioni, mi avete rotto i coglioni».
La seduta si apre con il capitolo congressi nazionali (che poi in Lega sono i regionali). Quello lombardo e quello piemontese si terranno a gennaio (il 14 e il 21), quello veneto slitta invece a febbraio. Non si è fatta alcuna data, invece, per il congresso federale, che dovrebbe riconfermare il Senatùr segretario del movimento. In realtà, parere destinato a slittare di un bel po’ per volontà dello stesso Bossi. Nelle ultime settimane, infatti, a più d’una persona il Senatùr confidava di essere tentato dall’idea di aspettare ancora un anno, allorché il figlio Renzo «avrà finito gli studi e potrà dedicarsi a tempo pieno alla Lega». Un’idea che sembra lasci molto perplessa la moglie Manuela e che ha destato un certo nervosismo tra i colonnelli. Alle prese - se Giancarlo Giorgetti davvero non si ricandiderà alla segreteria della Lega Lombarda - anche con un’altra disputa. In un movimento «lombardocentrico» come il Carroccio, infatti, e viste le condizioni di Bossi che non gli permettono più di essere in prima linea come una volta, è chiaro che la segreteria della Lombarda rischia di essere una sorta di trampolino di lancio per la successione. A via Bellerio, però, i più si dicono convinti che Giorgetti stia solo prendendo tempo e che alla fine seguirà le indicazioni del Senatùr che insiste sulla ricandidatura di tutti gli uscenti (Gian Paolo Gobbo in Veneto e Roberto Cota in Piemonte). Anche se, ancora ieri, Giorgetti sembrava escluderlo: «Non ne posso più, non vedo l’ora che arrivi il congresso per farla finita».
Dopo la nomina di Giacomo Stucchi a commissario della provincia di Bergamo, si passa al problema dei media padani. Che da qualche tempo versano in difficoltà economiche, al punto che nelle scorse settimane si è deciso di chiudere (o vendere) il mensile Il Federalismo e si è ridotta la distribuzione della Padania (da qualche mese non arriva più nel centro Italia), mentre sembrano a rischio le sorti di TelePadania. Non è un caso che dalla scorsa settimana Bossi abbia deciso di essere presente sull’emittente satellitare tutti i venerdì con un’intervista. Ieri ha parlato del Tfr che, «invece di essere una buonuscita si è trasformato in una malauscita per colpa di Prodi». La riforma, ha detto il leader del Carroccio, «è una rapina ai lavoratori e i soldi rischiano di scomparire nei buchi neri dell’Inps».
Altro capitolo la riapertura del Parlamento del Nord, della cui organizzazione viene incaricato Roberto Maroni. Dovrebbe diventare operativo - spiega Bossi ai microfoni di Sky Tg24 - in un paio di mesi. Con TelePadania il Senatùr parla a lungo anche delle alleanze, ribadendo la «fedeltà» alla Casa delle libertà «che si occupa appunto della libertà del Nord». Mentre sull’ipotesi di una grande coalizione, assicura che «se ci dovesse essere la Lega non ne farà parte». Netta, invece, la chiusura alla sinistra che «non vuole cambiare niente». «Anche se - aggiunge - fino a qualche mese fa, mi ha detto Maroni, qualcuno parlava di riforme. Poi hanno cambiato atteggiamento». E ancora: «Tutti sanno quello che vuole la Lega e se qualcuno è pronto a devolvere le competenze alle regioni del Nord allora se ne può parlare. Bisogna capire se questo governo accetta, io resto molto scettico».