Bossi: «Ora vogliamo il federalismo fiscale»

Più cautela su secessione e sul patto con le liste siciliane

Adalberto Signore

nostro inviato a Varese

Umberto Bossi è sbrigativo. Sul palco del Teatro Apollonio di Varese parla a lungo, racconta aneddoti e dà la carica ai suoi in vista della campagna elettorale. Ma quando poco prima delle nove di sera lascia la festa che celebra i 15 anni di vita della Lega Nord e dà il via alla campagna elettorale, sull’alleanza tra Carroccio e Mpa preferisce non entrare nel merito. «Non credo che siamo già al terzo polo autonomista» e «al federalismo c’è già la Lega che ci pensa», risponde lapidario a chi gli chiede del progetto autonomista. Insomma, il Senatùr ha dato sì il suo via libera all’intesa con Raffaele Lombardo portata a casa da Roberto Calderoli, ma le sue perplessità restano tutte. E così, una settimana dopo la conferenza stampa che ha suggellato l’alleanza, continua a non benedire ufficialmente il «patto» Nord-Sud. In realtà, l’intesa con Lombardo non lo ha mai convinto del tutto. Silvio Berlusconi, però, ha insistito a lungo, perché un accordo con liste civiche e movimenti autonomisti potrebbe essere determinante per ridurre la forbice tra Casa delle libertà e Unione. E pure qualche colonello del Carroccio ha appoggiato il progetto. Alla fine, dunque, Bossi - che continua a considerare fondamentale anche per la Lega una vittoria della Cdl e di Berlusconi - ha dato il suo benestare. Ma non fino al punto d’investire l’intesa in prima persona.
A Varese, Bossi arriva poco dopo le 18.30, quando nel teatro hanno già preso posto Calderoli, Roberto Maroni, Roberto Castelli, Giancarlo Giorgetti e un folto gruppo di dirigenti del Carroccio. Inizialmente il programma prevedeva interventi dal palco dei tre ministri e chiusura del Senatùr, ma sabato mattina Bossi «ne ha fatta una delle sue». «Come ai vecchi tempi», spiega uno dei colonnelli, «ha sparigliato tutto». Insomma, comizi annullati con Radio Padania che decide di rinunciare a una diretta che a quel punto sarebbe inutile. Qualcuno a via Bellerio legge la decisione del Senatùr in chiave interna, un segnale a qualche dirigente che si è un po’ fatto prendere la mano. La verità, però, potrebbe essere molto più semplice. «Bossi è il capo - spiega uno dei ministri - e si comporta di conseguenza. Se e chi fa un intervento dal palco nel giorno in cui si festeggiano i 15 anni della Lega è solo lui che può deciderlo». E così è.
Durante il lungo filmato che ripercorre la storia del Carroccio, Bossi prende il microfono e chiama a raccolta i tre ministri. Fa salire sul palco anche Giorgetti «(ma dove diavolo sei?»), Francesco Speroni e Mario Borghezio. E si esibisce in un siparietto con Castelli: «Ho scelto proprio bene, chiunque altro al ministero della Giustizia l’avrebbero fatto fuori dopo una settimana. Mi ricordo ancora quella volta che tornò a casa e la moglie lo accolse tirandogli una statuetta...». «Sei rovinato», chiosa Rosy Mauro rivolto a Castelli. Che si rivolge alla platea: «Sta parlando della mia prima moglie, non di Sara...».
Dopo la breve contestazione di un giovane che sventola il tricolore, Bossi esorta i suoi in vista delle elezioni: «Bisogna assolutamente vincere. Immaginate cosa accadrebbe se vincesse la sinistra con il voto agli immigrati e questa idea della famiglia omosessuale...». Poi scherza su Berlusconi: «Nel filmato abbiamo visto alcune, diciamo così, variazioni, sul nome di Berlusconi. Vabbe’ tempi passati...» (il riferimento è a quando Bossi storpiava il nome del premier negli anni della polemica fra Lega e Forza Italia, ndr). «Ma qui - aggiunge - bisogna dire la verità, perché Berlusconi ha mantenuto la parola che ci aveva dato». E rilancia: «Se vinciamo le elezioni, la prossima legislatura arriva il federalismo fiscale, portiamo a casa i soldi». Cauto, invece, sulla secessione: «Adesso va bene il federalismo, con il federalismo cambiano le idee e la gente capisce che la lotta è servita».
Poi l’appello ai suoi: «Bisogna assolutamente vincere, dobbiamo darci da fare, non solo a parole ma con i fatti». E si rivolge a un gruppo di giovani padani: «Bisogna correre da tutte le parti, venite in sede a fare i manifesti».