Bossi: «Pdl assenteista, impari da noi»

nostro inviato

a Trevignano Romano (Roma)

«Mai alle osterie al Pantheon». Sarà anche per seguire una delle prime massime impartite dal Senatùr alla pattuglia leghista che nel 1992 arrivava in Parlamento che ieri sera il Carroccio ha deciso di «festeggiare» la pausa estiva con una cena in grande stile a Trevignano Romano, terra di Etruschi piuttosto che di Celti.
Centocinquanta coperti al ristorante l’Acquarella, sulla riva del lago di Bracciano, amatissimo da Alberto Sordi, dove un cameriere in livrea rigorosamente verde padano accoglie ministri, deputati, senatori e dipendenti dei gruppi parlamentari che arrivano neanche tanto alla spicciolata. In macchina i big, in tre diversi pullman la pattuglia di parlamentari che si dà appuntamento sotto il Palazzo di Giustizia per poi trasferirsi - tutti insieme appassionatamente - in quel di Trevignano.
Come al solito, gli unici non leghisti ammessi alla cena sono Giulio Tremonti e Aldo Brancher, vere e proprie cinghie di trasmissione tra Forza Italia e il Carroccio. E Renzo Bossi, che da dopo la malattia segue il padre come un’ombra nel suo girovagare tra le valli dal Nord tra comizi e feste della Lega. Renzo, che in più d’una occasione il Senatùr ha indicato suo possibile successore e che pare destinato ad officiare la cerimonia dell’ampolla di Venezia a settembre è lì al tavolo con i big: Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Luca Zaia, Daniele Molgora, Rosi Mauro e i capigruppo di Camera e Senato Roberto Cota e Federico Bricolo che hanno organizzato la serata a cui partecipa anche il direttore di RaiDue Antonio Marano.
Alla fine, passate le undici di sera, i presenti raccontano di una tavolata vuota, con Tremonti e Renzo Bossi unici rimasti a chiacchierare animatamente.
Si va avanti così, tra un risotto alla pescatora seguito da pappardelle allo scoglio e pesce di lago. Musica dal vivo ad allietare, con Mina e Gloria Gaynor con la sua indimenticabile «I will survive». Ballano sulle note dei successi degli anni ’70 e ’80, la vicepresidente del Senato Rosi Mauro e la deputata Angela Maraventano. Anche se gli occhi sono tutti puntati sulla deputata Francesca Martini, in tacchi alti e completo nero.
Di politica si parla poco, a parte un lungo faccia a faccia tra il ministro dell’Economia Tremonti e quello dell’Agricoltura Zaia che sarà stato con ogni probabilità incentrato sul problema delle quote latte. Bossi non fa discorsi pubblici, nonostante sia arrivato alla cena con un certo anticipo (alle 19.30) e si sia anche goduto qualche ora di relax sulla riva del lago di Bracciano. Scambia battute di tanto in tanto con deputati e senatori che gli si parano davanti per un saluto. E con uno di loro si lascia scappare una battuta: «Alla Camera, è vero, ci sono troppe assenze. Soprattutto nelle file del Pdl. L’ho detto a Berlusconi: che prendano esempio dalla Lega...».
Sulle note di Rondò veneziano, si passa l’una di notte tra chiacchiere, balli e fuochi d’artificio sul lago che, assicurano i presenti, «fanno invidia al celebre vulcano di Villa Certosa». Invece della Casina Valadier, nel cuore di Roma, scelta lo scorso anno per la cena di fine luglio, questa volta è toccato al lago di Bracciano. Un modo per «conoscersi», spiega il deputato Gianluca Buonanno. Che non nasconde le sue perplessità su «Roma ladrona». «La capitale? Appena arrivo non vedo l’ora di ripartire per la mia Valsesia...». Più o meno lo stesso approccio di quello di Francesco Tabladini, ex capogruppo della Lega al Senato negli anni Novanta. Dopo essersi fatto in camper i seicento chilometri tra Roma e Milano si sistemò in un campeggio di periferia. E da lì tutti i giorni se ne andava in giacca e cravatta a Palazzo Madama.