Bossi: «Il Pdl non mi interessa ma a Silvio regalerò un golf»

Il capo della Lega: «Non mi fido di nessuno, neanche del sindaco di Roma. Abbiamo i voti per liberare il Nord»

da Milano

Fa la voce grossa il leader della Lega Nord Umberto Bossi, ma la sua alleanza con Berlusconi resta intatta. Il Senatùr provoca, lancia il sasso ma senza creare crepe insanabili. E mentre prende le distanze dal nuovo partito, cercando di mettere qualche paletto per difendere la Lega, dice di aver già pensato al regalo di Natale per l'amico Silvio. L'unità del centrodestra non si tocca. Anche se i toni usati sono coloriti e i punti da chiarire molti, soprattutto sulla legge elettorale che rischia di «bruciare la Lega».
Il Carroccio ha voglia di indipendenza ma non smette di sperare in Berlusconi. «Non mi frega niente del nuovo partito» provoca Bossi. Per poi subito precisare che «il Cavaliere è una speranza per la democrazia. Finché c’è lui c’è una speranza». Quella di dare federalismo e autonomia a quel popolo che «non ha bisogno del sindaco di Roma per liberare il Nord».
«Noi non abbiamo bisogno di nessuno. I voti li abbiamo, non ci frega. Se va male, faremo la lotta per la liberazione, davvero». Parole lapidarie. Ciò che serve per scaldare gli animi del Carroccio. «Non dobbiamo entrare a tutti i costi nelle cose di Berlusconi - spiega il Senatùr -. Quando dice che saremo isolati si sbaglia. Da noi ci sono molti che rispondono “speriamo”. Siamo nati per la libertà e in qualche modo troveremo la strada per arrivarci. O con le buone o con le cattive».
È presto per una vera e propria «secessione». C'è ancora spazio per mettersi d'accordo e continuare da alleati anche nella prossima tornata elettorale. Le forme e i modi si decideranno assieme, trovando i punti di incontro. «Però - puntualizza Bossi - Berlusconi non può obbligare gli altri a entrare nel suo partito. Se fa così, la Lega non entrerà. Certe cose non vanno dette, se no gli altri prendono le distanze e va a finire che si mettono d'accordo fra loro».
Il Senatùr non spende tante parole sull'incontro tra Berlusconi e Walter Veltroni ma lascia intuire qualche prurito nel vedere la loro foto sui giornali con tanto di stretta di mano. «Sarà più importante l'incontro tra Veltroni e Maroni - aggiunge -. Io non mi fido di nessuno, solo dei miei uomini». E annuncia un viaggio con Formigoni: «Noi siamo amici. Dobbiamo andare a Roma a vedere insieme che fine fa la legge sul federalismo, forse a litigare. Ma no, perché c’è già Berlusconi che litiga abbastanza. Noi stiamo tranquilli».
Lo stesso Roberto Maroni, capogruppo della Lega alla Camera, ricalca il pensiero del Senatùr e puntualizza: «Ma quale dialogo con il Pdl, ma quale federazione? La Lega è compatta. Più Berlusconi ne parla più tra di noi c’è la voglia di rompere...». Sulla legge elettorale, alle «ipergaranzie» date da Berlusconi, Maroni risponde cauto: «Siamo tranquilli, ma vigili». Tendenzialmente pessimisti.
Per il momento però la presa di distanza dal Popolo della libertà ha più il sapore di una ferita temporanea che di una spaccatura definitiva. Tant'è vero che prima di Natale, forse già in settimana, il leader leghista incontrerà Berlusconi. Non per parlare di alleanze, legge elettorale né di partiti. Ma per un semplice scambio di auguri e regali. Da amici, non da alleati o ex alleati. «Gli regalerò un golf». Verde lega? «No, blu. A lui piacciono blu».
A ricucire le liti di famiglia interviene anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ieri ha ospitato Bossi al Pirellone di Milano per un incontro con i ministri della Sanità di Israele e Palestina e con l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani, medico del fondatore della Lega. «Il primo player del nuovo partito è Forza Italia - spiega il presidente lombardo - ma nessuno deve sentirsi escluso. La Lega Nord, che è un partito territoriale, mi auguro possa essere nostra alleata».