Bossi: "Prepariamoci al dopo Prodi"

Il leader della Lega d'accordo con il Cavaliere: "Dobbiamo essere pronti alle elezioni anticipate. Grande coalizione? Ormai è tardi. Ogni giorno che questo esecutivo sta in piedi è un abuso"

Camogli - Ne ha per tutti, diavolo di un Senatùr, in questa domenica nella Riviera ligure che sa tanto di nostalgia e altrettanto di voglia di rilancio della proposta politica del Carroccio, in occasione del terzo Raduno nautico padano. E lui non pensa neanche un attimo a deludere i fan: «Il governo di unità nazionale era da fare subito, a inizio legislatura, quando Prodi si è accorto che non aveva i numeri sufficienti» esordisce Bossi, appena prima di salire sul battello che trasporta da Genova alle acque del Tigullio più di trecento leghisti con tanto di bandiera e camicia verde, nonché i sub che deporranno una corona d’alloro e una targa a ricordo del raduno accanto al Cristo degli abissi nel golfo del Tigullio. Poi il Senatùr avverte il leader Udc Casini che aveva parlato in un’intervista di «governo di responsabilità nazionale»: «Quali larghe intese? Ora, se uno si mette con Prodi, che è in caduta libera, va a fondo anche lui». Ancora, per chi non avesse capito bene il messaggio: «Ogni giorno che l’esecutivo sta in piedi, è un abuso».

Parla a voce bassa, un po’ a fatica, a volte ripete il concetto perché ci tiene, e lo dice chiaramente, a evitare malintesi. Insiste, comunque, Bossi, dopo un altro caffè robusto al bar dove ha firmato la t-shirt di un ragazzino e baciato tre volte sulle guance la mamma giovane e prosperosa: «Il partito unico è superato». Poi si dedica all’amico Silvio: «Il leader di Forza Italia vuole che il programma elettorale della Casa delle libertà venga riscritto. Ha ragione. Ne parlerò io, fra qualche giorno in montagna, con Giulio Tremonti. Dobbiamo farci trovare pronti in caso di elezioni anticipate». E la spallata, allora? «Purtroppo in Italia non c’è la possibilità di dare spallate a un governo che si comporta male». Per Bossi, i cittadini dovrebbero poter dare la sfiducia al governo quando non viaggia sulla rotta giusta: «Da noi, non è possibile avere a disposizione un referendum per mandare via un esecutivo che la gente non vuole». Ma a questo punto ammonisce anche: «Berlusconi dev’essere più deciso».

Invece, sulla «rivolta fiscale», Bossi si fa cauto. Era stato il luogotenente Roberto Calderoli a parlare, in modo esplicito, di «secessione fiscale», a titoli cubitali, proprio ieri sul giornale ufficiale del partito, «La Padania». Le parole esatte dell’ex ministro: «Noi siamo pronti. Se pensano di spolpare ancora il Nord con la prossima Finanziaria, la risposta sarà fortissima, con un autunno più che caldo, rovente». Senza smentire, il leader storico del Carroccio frena: «L’ipotesi di attuare una secessione fiscale contro la politica del governo va valutata insieme con i nostri alleati». Punto.

Anche sulla riforma del voto vince la prudenza: «Penso a una legge elettorale di modifica, di adeguamento di quella attuale - spiega il Senatùr - Non mi pare che sia utile una legge come quella tedesca. La Germania è in Paese molto lontano dal nostro, loro hanno basi di federalismo che noi non abbiamo». In ogni caso, «l’obiettivo della Lega Nord - ribadisce - resta sempre quello di andare alle elezioni. La Lega vuole poter cambiare il governo politico di questo Paese».

Ha la maglietta verde di rigore, con la scritta in bella vista: «Padania». Ma il berretto no, quello non riescono a farglielo tenere in testa, neanche quando il sole a picco, implacabile, della baia di San Fruttuoso di Camogli, a mezzogiorno in punto, sembra fiaccare la sua resistenza, nel momento in cui sale sull’imbarcazione della Lega nord Liguria. Lo aiutano a percorrere la scaletta che traballa, poi lo accompagnano all’interno cercando di evitare - missione impossibile - l’assalto della gente.

Caldo e calca. Bossi accusa un lieve malessere, ma si riprende quasi subito, chiede un sigaro e se lo fuma a pieni polmoni, seduto a poppa. Medico e infermieri non lo perdono di vista un attimo. Pochi minuti, e lui ricomincia a esternare, sviluppando un concetto su cui si era fermato a lungo, la sera precedente, in un intervento pubblico a Chiavari: «Se la Lombardia chiude i rubinetti, l’Italia intera va a bagno». Per questo, applaude all’iniziativa della Regione Lombardia che ha approvato a larga maggioranza, contraria solo la sinistra radicale, il modello di federalismo fiscale che consente di lasciare risorse importanti sul territorio che le ha prodotte.

Dunque: federalismo innanzitutto. Sempre. Promette solennemente, Bossi, di essere ancora una volta lui a farsene garante. Nel programma della Cdl, non quello della «responsabilità nazionale».