Bossi: «Il processo ci farà vincere le elezioni»

«Vengo qui a Bergamo per ricaricare le pile. Con voi mi sento in famiglia, grazie fratelli bergamaschi»

da Milano

«È un onore per me e gli altri patrioti padani essere rinviati a giudizio per il reato di secessione», dice con il sorriso sulle labbra Mario Borghezio. Il capodelegazione della Lega al Parlamento europeo non ha intenzione di arretrare di un passo e sulla richiesta di rinvio a giudizio per 45 leghisti, accusati dalla Procura di Verona di attentato all’unità nazionale, avverte: «Non si illudano i solerti schiavetti dello Stato centralista, siamo e resteremo sempre quei padani coraggiosi che, con Bossi, hanno giurato fedeltà eterna alla Padania». Per Guido Papalia, procuratore capo di Verona, Borghezio ha toni duri: «Solo negli incubi notturni di quel residuato bellico è possibile confondere Flego (uno dei leghisti sotto inchiesta, ndr) con il grande patriota irlandese Michael Collins». E avverte: «Visto come si stanno mettendo le cose, se vince il centrosinistra è meglio ritirarsi in montagna perché ci vengono a prendere uno per uno. Ci hanno già provato ai tempi di Scalfaro, quando l’apparato pubblico aveva preparato le liste di quelli di noi che dovevano essere presi e portati in galera. Non ho dubbi sul fatto che ci riproveranno».
Per Roberto Cota, sottosegretario alle Attività produttive nonché legale di alcuni degli indagati, siamo di fronte «a un processo politico» che dimostra «la necessità di «approvare al più presto la riforma della giustizia». «Che sia in piedi un processo del genere, cosa che peraltro ho saputo leggendo i giornali - spiega Cota - dimostra che la nostra è una democrazia fragile».
Secondo Alberto Mazzonetto, segretario della sezione di Venezia del Carroccio, indagato anche lui, l’inchiesta è «la conferma più evidente della volontà dei vecchi partiti di far fuori la Lega per contrastare l’unica voce che viene dal popolo per cambiare il sistema corrotto dei vecchi partiti che stenta a morire». «La richiesta di rinvio a giudizio per il sottoscritto e per i vertici della Lega - sottolinea Mazzonetto - rivela inoltre un limite giuridico rilevantissimo. Il richiamo all’unità nazionale, strettamente legato dalla costituzione alla valorizzazione delle autonomie locali, è infatti culturalmente e giuridicamente superato dal dettato del trattato di Maastricht, che ha decretato un’Europa dei popoli e non delle nazioni. Insomma, il popolo Veneto e i popoli tutti della Padania hanno la loro legittimazione giuridica quanto e più della nazione italiana». «Sono convinto - conclude - che il processo alla volontà di libertà del Nord sia un processo politico e alle opinioni. Per questa libertà sono pronto ad andare in carcere».
E in difesa del Carroccio scende in campo pure An. «Un altro esempio di giustizia a orologeria», dice il deputato Enzo Fragalà. «È un procedimento che sembra fatto apposta, all’approssimarsi delle elezioni politiche, per oscurare lo scandalo di un’altra Lega, la Lega delle cooperative, che attraverso la Unipol tenta di impadronirsi della Bnl». Fragalà annuncia di aver chiesto la convocazione della Giunta per le immunità della Camera: obiettivo, quello di capire se e come i magistrati hanno intercettato i parlamentari leghisti. Infatti, sottolinea l’esponente di An «nonostante la chiarezza della legge sulle intercettazioni, anche nella richiesta contro la Lega sono riportati ampi stralci di intercettazioni riguardanti conversazioni di e con parlamentari».