Bossi: «Il richiamo di Gianfranco? Ha qualche difficoltà di giovinezza»

Roma Nessun problema sull’accordo con Air France, visto che è prevista la liberalizzazione delle rotte per Malpensa. E neppure sulla fiducia richiesta per il provvedimento anticrisi, inevitabile se un governo non vuole «saltare per aria». La Lega comunque non intende rinunciare alla tassa di soggiorno per gli extracomunitari, visto che negli altri Paesi europei è in vigore da tempo. Ancora aperta all’interno della maggioranza infine la questione della riforma della giustizia.
Umberto Bossi e il premier Silvio Berlusconi ieri si sono potuti confrontare faccia a faccia a Montecitorio dove entrambi si trovavano per il voto di fiducia al dl anticrisi. Un incontro che sembra aver rasserenato il clima dentro il governo soprattutto perché appare superato il nodo più intricato, quello che aveva portato la Lega sulle barricate nelle ultime settimane in difesa degli interessi dell’hub di Milano penalizzato dall’accordo con Air France.
Bossi non solleva altri polveroni e osserva che ormai è meglio «arrendersi all’evidenza» visto che l’accordo fra Alitalia e Air France è concluso e pienamente avviato. E aggiunge scherzosamente: «Io dico Franza o Alemagna purché se magna».
Insomma la Lega si ritiene soddisfatta visto che il governo ha preso l’impegno di garantire «la liberalizzazione delle rotte per un giusto equilibrio» e il leader si dice convinto del fatto che «Malpensa vivrà perché ha dietro tutta la Lombardia e metà Piemonte».
«Nessun problema con il governo» riguardo alla richiesta di fiducia anche per il provvedimento messo a punto per fronteggiare la crisi. Bossi non si scandalizza e soprattutto invita gli osservatori a non leggere la richiesta della fiducia come un segnale di attrito fra governo e maggioranza di centrodestra.
«La fiducia la mettono tutti i governi quando non vogliono storie, nessun governo vuol saltare per aria», taglia corto Bossi che minimizza anche le conseguenze della presa di posizione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, contrario all’eccessivo ricorso della fiducia da parte del governo.
«Fini ha difficoltà di giovinezza - dice Bossi -. Il problema non sono i vertici, perché i partiti funzionano. Basta solo che i dirigenti vadano a cena insieme. Il problema è la base, perché in An c’è gente che ha lavorato una vita e l’ha sacrificata a un partito ed è difficile ora andare d’accordo».
E mentre al Senato la Lega incassa l’approvazione del reato di immigrazione clandestina (seppure punito con la sola ammenda quando viene commesso per la prima volta) Bossi ribadisce l’intenzione di imporre un tributo per l’ingresso degli extracomunitari nel nostro paese. La tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati, ricorda Bossi. «Quella tassa c’è in tutta Europa - ricorda Bossi -. Prima volete fare gli europei e poi fare diversamente dagli altri Stati? La faremo».
Infine sulla riforma della giustizia il confronto è ancora aperto spiega Bossi.
«Bisogna chiedere a Berlusconi, perché per adesso non abbiamo fatto nessun accordo», conclude il leader leghista.