Bossi, il ritorno in Duomo Ma la sorpresa è Letizia

La Moratti sul palco con il Senatùr: «Grazie Umberto, vogliamo la stessa Milano»

In una mano la bandiera con l’Alberto da Giussano, nell’altra il telefonino con cui far sentire a casa la voce del senatùr. Umberto Bossi è tornato e piazza Duomo si riempie come mai in questa campagna elettorale tutta televisiva. In cielo il dirigibile blu con il simbolo della Lega Nord, sul sagrato palloncini, fazzoletti e cravatte verdi. «Erano anni - urla nel microfono il segretario cittadino Massimiliano Orsatti - che non si vedeva una piazza così piena di leghisti e di padani». In tantissimi, arrivati per rivedere il loro leader. La guida che temevano di aver perso. «La luna ci guarda - indica con il dito e la voce gli si strozza in gola per l’emozione -. Dopo un anno e mezzo di ospedale ho fatto fatica, ma sono davvero contento di essere arrivato in piazza Duomo a Milano e di trovare qui tanta simpatia. Viva Milàn. Parliamo dialetto, sul Piave i nostri soldati mica usavano l’italiano. Qui durante le Cinque giornate abbiamo sconfitto l’esercito più forte del mondo». Metafore che parlano ancora di una Lega più di lotta che di governo. Anche se al suo fianco arriva, a sorpresa, un ministro. Letizia Moratti, candidato sindaco del centrodestra che preferisce Bossi alla contemporanea chiusura della campagna elettorale organizzata da Fi. «Grazie Umberto - sorride la lady ministra - per l’amicizia, la stima e la fiducia che mi hai sempre dato. Abbiamo combattuto tante battaglie insieme per un cambiamento che trae forza dalle radici della nostra storia, dalla nostra tradizione, dalla nostra terra. Quella che vogliamo vedere è una Milano più bella e più sicura. In cui le mamme e i bambini non abbiano più paura di andare al parco o sui bus. E in cui gli anziani, dopo una vita di lavoro, abbiano diritto ad avere una casa. Qui tutti dovranno vivere rispettando le regole». Miele per le orecchie di Bossi che prende il microfono e grida «li-ber-tà, li-ber-tà, li-ber-tà». Il momento più intenso di un comizio in cui ricorda le battaglie passate. «Abbiamo lottato in Europa contro la pedofilia e in Italia per tenere aperte le stalle e per fare una legge contro l’immigrazione clandestina che permettesse agli italiani di essere padroni in casa propria». Un percorso che proseguirà. «Ora tocca al federalismo fiscale per perfezionare quello politico, senza i danée si fanno poche cose. I soldi devono restare lì dove il lavoro li ha prodotti». Si parla tanto di magistratura e Bossi ha già pronta la ricetta. «I magistrati saranno presto eletti dal popolo». Bos-si, Bos-si, Bos-si. «Attenti - ammonisce - state attenti a non scrivere Bossi sulle schede. Altrimenti ve le annullano. Questa è stata una campagna un po’ cattiva, con tante cose non facili da interpretare per la gente. Hanno parlato dei Pacs e dovevano dire famiglia omosessuale, hanno parlato di armonizzazione fiscale e invece dovevano dire, onestamente come ha fatto Bertinotti, che vogliono aumentare le tasse. Il risparmio e la casa sono i soldi per i nostri figli, tassare il risparmio significa danneggiare le famiglie».
Sul palco sale Roberto Calderoli. «Il popolo - attacca l’ex ministro - non voterà mai il mondo alla rovescia di Prodi. Il buon Dio ha creato Adamo ed Eva, mica Adamo e Antonio come vorrebbe la sinistra». Tocca a Roberto Castelli. «La Lega in questi anni di governo ha lottato anche al di là dei limiti umani. Come Bossi che ha quasi dato la vita per voi. No all’immigrazione selvaggia, no ai matrimoni omosessuali. Sicurezza e carcere per chi sbaglia».