Bossi: «Sì alla federazione del centrodestra»

Adalberto Signore

nostro inviato a Novara

Sfreccia con due confezioni di Antico Toscano tra le mani, appena prese in macchina e destinate al tavolo d’angolo, dove Umberto Bossi aspetta con ansia. Maurizio, l’infermiere che da tempo lo segue come un’ombra in ogni suo spostamento, arriva appena in tempo. Il Senatùr già scalpita, infila il sigaro in bocca e via a pucciare la focaccia nel bicchiere della Coca Cola. «Segretario, permette due domande?». «Che siano due, perché alla terza inizio a innervosirmi e alla quarta ce la mando...».
Allora inutile chiederle di Casini, tanto non avrà certo cambiato idea...
«Ci mancherebbe. Lo ripeto. Berlusconi fin quando ha come alleata la Lega può fare a meno di Casini. Guardi, gli ultimi sondaggi non li ho ancora visti, ma quello che so è che noi continuiamo a salire e lui a scendere. Credo debba stare molto attento, perché se Berlusconi decide di chiudere la partita non ci vuole molto a trovare qualcun altro che rappresenti l’anima centrista della Casa delle libertà e gli porti via i pochi voti che ha».
Neanche il Cavaliere, dunque, è riuscito a convincerla a essere un po’ più accondiscendente con l’Udc?
«Nei confronti della Casa delle libertà Casini si è comportato veramente male. E questo non lo dimentico. Ha avuto tutto quello che ha chiesto e nonostante questo ha continuato a rompere le balle per cinque anni. E ora insiste pure».
A suo avviso perché?
«Per alzare il prezzo. Ma guardi in Lombardia o in Piemonte, non lo seguono neanche i suoi. Perché a livello locale sanno bene come la pensa la gente e guardano a quel che c’è da fare per vincere. Hanno prospettive diverse da quelle di Casini».
E quali sono le prospettive di Casini?
«Tornare indietro nel tempo e fare un grande partito di centro, ovviamente diretto da lui. Io sono sicuro che non ci riuscirà, perché non vedo quale forza politica lo possa seguire. E poi ha sbagliato fin dall’inizio, perché una nuova Dc non la si può costruire facendo la guerra a Berlusconi solo perché lo considera quello che gli ha rubato il posto».
Sul partito unico, la posizione contraria della Lega è nota. La federazione dei partiti, invece, potrebbe avere la sua benedizione?
«Sì, sulla federazione noi siamo d’accordo. A patto che abbia uno Statuto che ci garantisca l’autonomia delle nostre battaglie. Quella sul federalismo, per esempio, che non è ancora finita. Ecco, solo allora potremmo parlare di partito unico. Mentre la federazione come contenitore dove i partiti del centrodestra si confrontano e prendono decisioni a maggioranza si può fare».
Un modo per mettere all’angolo l’Udc...
«Non direi. Per quanto mi riguarda credo che se uno non è d’accordo è meglio che se ne vada per la sua strada. Se Casini non la vede come noi, inutile tirarlo dentro. Tanto, di tempo per cercare un’alternativa ce n’è».
Secondo lei, dunque, non si tornerà alle urne a breve?
«No, anche se si potesse, nessuno vuol farci votare».
Anche la riconta dei voti, quindi, è inutile...
«Non si è mai visto nella storia che dopo che si è proclamato un vincitore alle elezioni sia poi cambiato qualcosa. E anche al voto anticipato non ci credo. Anche se Prodi ha contro tutto il Paese - gli hanno marciato contro i poliziotti e i vigili del fuoco, gli imprenditori sono imbufaliti - e, visto il clima da rivoluzione, credo che cadrà presto, difficilmente Napolitano arriverà a sciogliere il Parlamento. È pur sempre uno di loro».
Come ha trovato Berlusconi dopo il malore di Montecatini?
«Un piccolo malore, per fortuna. Gli ho detto che non era saggio partecipare alla manifestazione subito dopo essere uscito dall’ospedale, però lui è un combattente. Non si arrende mai. Si illude chi pensa possa passare la mano».
Anche se Prodi arrivasse a fine legislatura, lei crede che Berlusconi sarebbe ancora candidato premier?
«Su questo, non ho alcun dubbio».
Oggi il governo si è impegnato a predisporre entro il 31 dicembre un ddl per riconoscere una serie di diritti anche alle coppie di fatto omosessuali. Che ne pensa?
Bossi posa il sigaro, manda giù un sorso di Coca Cola e tira su il dito medio: «Come in Spagna, faceva parte del loro programma elettorale. Non è una novità il fatto che cerchino di scardinare la nostra società a partire dalla famiglia. Hanno iniziato quarant’anni fa con le comuni. Si poteva fare tutto, uomini con donne, uomini con uomini e donne con donne. L’importante era che non si sposassero, perché loro hanno sempre visto nel matrimonio il primo passo verso il capitalismo».
In vista delle amministrative avete già preso qualche decisione sulle candidature?
«Sono i colonnelli che decidono. Ognuno di loro mi farà sapere come la vede e ci ragioneremo insieme. D’altra parte io sono il segretario uscente...». E ride.
A proposito del congresso federale, è stata già fissata la data?
«Ancora no, ma si farà a breve, entro qualche mese. E io mi ricandiderò perché non posso scappare in un momento così difficile».
Alla fine è riuscito a convincere Giancarlo Giorgetti a ricandidarsi alla segreteria della Lega Lombarda?
«L’ho convinto, l’ho convinto. Ha capito che chi è stato generale non può dimettersi».