Bossi: «Un sì per la libertà del Nord»

Comizio a Milano per il leader della Lega: con l’autonomia tutte le richieste sono possibili

Marcello Chirico

da Milano

Prima il giro di campo (che, in questo caso, è la centralissima piazza Cordusio) come spetta ai grandi campioni. Dopo di che un’ora buona di slogan scanditi con tutto quel fiato che la salute ancora gli consente, tante parole affettuose dispensate ai militanti - e, soprattutto, alle militanti, senza distinzione d’età - e canzoni milanesi. Più che un comizio, quello di ieri a Milano di Umberto Bossi è stato un festoso happening lumbàrd, dove il padre del Carroccio era l’ospite più atteso. Un’autentica icona padana da mostrare e venerare. Proprio quello che hanno fatto, per l’intero pomeriggio milanese, i giovani leghisti radunatosi nella «capitale della Padania» per esibire, una volta di più, la propria fedeltà al Carroccio e, come ha più volte ricordato l’europarlamentare Matteo Salvini (indiscusso punto di riferimento della gioventù leghista, giunta da ogni provincia e pure dal Canton Ticino) - «per riappropriarci della città». Come? Prima con una catena umana attorno al Duomo, «il nostro simbolo da difendere dall’Islam», poi con un mini corteo fino in Cordusio, «facendo finta di niente» quando si è transitati davanti al gazebo di Dario Fo.
Arrivati in piazza, è iniziata l’attesa per l’arrivo del leader, ingannata coi discorsi di tutti i segretari delle rappresentanze giovanili, evocata talvolta col nome del Senatùr scandito ritmicamente dai duemila presenti. Attorno alle 18, finalmente ecco l’Umberto, che non ha voluto privarsi - nonostante le difficoltà deambulatorie - del bagno di folla in mezzo ai fedelissimi, come ai vecchi tempi. E una volta sul palco, Bossi si è quasi dimenticato di Letizia Moratti (che non ha mai nominato) e delle amministrative di domenica prossima, puntando su un unico obiettivo: il referendum sulla devolution di fine giugno. «Un referendum per il quale mi aspetto al Nord un grande successo - ha esordito - la cui sintesi può essere questa: vuoi essere libero, sì o no? Sìììì... », e quel «sì» è stato il filo conduttore dell’intera oretta di comizio in Cordusio. «Se si vota sì - ha spiegato - c’è la forza di un popolo che vuole l’autonomia e non essere schiavo, autonomia utile per esempio a salvaguardare i piccoli ospedali che lo Stato centralista vuole eliminare». A questo proposito, ha ricordato che «quando stetti male, fu proprio un piccolo ospedale a salvarmi, perché i primi a intubarmi furono proprio i medici di quella struttura sanitaria. Per questo dico che dobbiamo difenderli». Ma non solo, perché «con l’autonomia tutte le richieste sono possibili». E allora «sì, sì, sììììì... », che Bossi ha voluto fosse scandito dalla folla e dai singoli più e più volte, dai giovanissimi (un ragazzino di 12 anni catapultato a un certo punto sul palco) agli anziani («ciao nonna Amelia, ti vedo sempre ai miei comizi. Grida sìììì»). Poi, tra un classico come «O mia bela Madunina» duettata con la piazza e qualche evergreen contro Roma ladrona, «era meglio quando ci governavano gli austriaci, almeno ci lasciavano i nostri giudici», l’Umberto - tra un fiume di osanna e strette di mano («solo che mi stringono sempre la sinistra, quella che mi fa male»)- si è lasciato andare a un commento sui mali del calcio: «Succede tutto questo perché girano troppi soldi e si gioca d’azzardo, lo si sapeva». La Moratti, fino al 28, può attendere.