Bossi: se ci lasciano fuori dalla legge elettorale si scatena la rivoluzione

Il capo lumbard: "Quando non
vedo niente di scritto comincio
a sospettare. Se passa
il referendum non moriamo
ma esplode la rabbia del Nord&quot;<br />

da Roma
Sarà per tranquillizzare il popolo leghista che è geloso, sospettoso per natura ed ora anche preoccupato, o sarà che è davvero e fortemente preoccupato anche lui con l’intero stato maggiore del Carroccio, ma da Torino dove ieri partecipava ad una manifestazione per la sicurezza, Umberto Bossi ha inviato un paio di avvertimenti all’indirizzo di Silvio Berlusconi sibilanti e minacciosi come siluri. Si dice «sospettoso» di quanto vanno concordando Berlusconi e Walter Veltroni, che Roberto Calderoli già bolla come «i due aspiranti eredi di Peron». Se il leader di Forza Italia e quello del Partito democratico sfornano una legge elettorale «che taglia fuori la Lega», si preparino alla «rabbia del Nord», a un «processo rivoluzionario in tempi brevissimi», avverte Bossi. Il quale, già che c’è, spara anche sul nuovo «partito rete» che l’alleato(?) sta varando: «È solo un casino, perché litigano al loro interno».
L’incontro Berlusconi-Veltroni? «Quando non vedo niente di scritto», ha risposto Bossi, «comincio ad avere dei sospetti. Se ci si incontra per parlare di legge elettorale infatti, bisogna uscire con un documento scritto, altrimenti non vale niente». Poca sostanza dunque? «Per adesso sì. Io sono abituato al fatto che quando c’è un incontro serio sulla legge elettorale, c’è un documento scritto su cui si ragiona. Non bastano le parole, perché le parole vanno e vengono». Si fida di Berlusconi quando promette che il referendum non si farà? E qui Bossi ha rivelato il suo timore: «Qualche dubbio c’è, perché ha fatto passare troppo tempo. Bisognava agire prima, lui invece era convinto di far cadere il governo e quindi non ha fatto nulla. Oggi secondo me siamo un po’ in ritardo, però si può ancora trovare la via di uscita sulla legge elettorale».
Ma attenti a quei due, l’avvertimento è consequenziale, immediato e durissimo: «Se la nuova legge elettorale lascia fuori noi che abbiamo così tanti voti, significa innescare un processo rivoluzionario in tempi brevissimi. Perso per perso, la Lega tutta intera, la Lombardia, il Veneto, milioni di persone che fanno? Figuriamoci che cosa succede». Ancora: «Con il referendum noi non moriamo ugualmente. Però, che interesse c’è a scatenare la rabbia lombarda, veneta e piemontese? A meno che non siano scemi, ma in qualche modo cercano di ridurre le nostre forze, anche se non riescono a fare niente, perché anche se passa il referendum non ci fanno fuori ugualmente: siamo troppo grossi, e avremmo l’alibi per andare in piazza e reagire. Non capisco chi dirige la politica e non si rende conto che a furia di fare il pirla alla fine verrà fuori un casino».
Infine la stoccata al nuovo partito di Berlusconi, che era già visiva e concreta perché ieri a Torino c’erano 60 gazebo della Lega a raccoglier firme per la sicurezza, in concorrenza con Forza Italia. Il Partito del popolo o delle libertà? «Per noi non cambia nulla, è solo un casino perché litigano al loro interno. È meglio avere ognuno un suo partito, che unirsi e poi essere divisi, separati in casa. Questo non conviene perché non cambia nulla», ha sentenziato Bossi.