Bossi: «Se fossi Formigoni resterei in cima al Pirellone»

E mentre il premier tace, il governatore ribadisce: «Chiamatemi presidente e senatore». E invita Calderoli al silenzio: «Rischia di perdere la candidatura»

Sabrina Cottone

La strategia è quella del sorriso. Roberto Formigoni ne distribuisce in abbondanza mentre parla del suo futuro in Parlamento, anche se la situazione nella Casa delle libertà è tutt’altro che distesa. «Chiamatemi senatore e presidente» dice il governatore della Lombardia, sempre più convinto di candidarsi nelle liste di Forza Italia. «Usando una metafora borsistica le mie quotazioni stanno sfondando al rialzo» azzarda ancora il presidente della Regione.
In realtà Formigoni sa che il suo caso non è risolto. Silvio Berlusconi, che ha in mano le candidature della Lombardia, non si è ancora pronunciato, lo farà dopo il suo rientro dagli Stati Uniti. Al momento il premier non risponde neanche alle domande dei cronisti che gli chiedono che ne sarà di Formigoni candidato. Mariastella Gelmini, coordinatrice azzurra della Lombardia, si limita a dire che «certamente nelle liste ci saranno candidati vicini a Formigoni, come in passato».
Nel frattempo è la Lega ad alzare un fuoco di sbarramento nei confronti del governatore. È Umberto Bossi a dare il suo stop a Formigoni. Il leader lumbard imita una vedetta, mentre appoggia la mano destra sulla fronte e sorride: «Se fossi in lui, rimarrei in cima al grattacielo Pirelli a guardare...».
Ma Formigoni non ha alcuna intenzione di rimanere al Pirellone. O almeno, non ha più voglia di guardare la politica solo da quella prospettiva. Così, glissa sulla provocazione del Senatùr («il suo pensiero è noto e lo apprezzo con la cordialità con il quale l’ha sempre espresso») e si slancia verso il futuro: «Quel che ho costruito in Regione in questi anni è una rete e continuerò a seguire la Lombardia in qualsiasi parte della rete, ma forse anche da due punti della rete insieme» spiega.
Doppio ruolo? La tentazione è antica ma l’incarico di parlamentare e quello di presidente della Regione sono incompatibili secondo lo statuto della Lombardia, come insegna la vicenda di Alessandro Cè, costretto a rinunciare a fare il deputato. E in ogni caso Formigoni per sé pensa a un impegno romano decisamente più sostanzioso di quello del semplice senatore, così l’incompatibilità con il Pirellone sarebbe prima di tutto sostanziale. Il presidente, comunque, è certo che si arriverà al «colpo di scena» e convinto di esserne protagonista: «Forza Italia schiererà gli uomini migliori e certamente schiererà i primi tra i primi...».
Roberto Maroni, il ministro leghista di cui si è anche parlato come possibile candidato alla successione di Formigoni, frena: «Noi siamo contrari a tornare alle elezioni in Lombardia. Abbiamo votato un anno fa». E anche Roberto Calderoli insiste in frenata. Con lui il presidente della Lombardia è meno conciliante: «Gli converrebbe tacere. Gli ho già detto una volta di farsi... i partiti suoi e ha perso il ministero. Ora se insiste rischia di perdere anche la candidatura. Perché farsi del male da sé?».