Bossi se la ride e pensa alle Regionali

RomaIl weekend appena terminato ha visto la Lega Nord proporsi nell’insolita veste del defensor fidei. Centinaia di gazebo in tutto il Settentrione hanno dispensato crocefissi e raccolto firme contro la discussa sentenza della Corte Ue dei diritti dell’uomo. Un’iniziativa che con la sua rapidità ha spiazzato anche la cattolicissima Udc e che dimostra come il Carroccio abbia già cominciato la propria campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo marzo. E non è detto che siano solo le Regionali.
La Lega, come ha dimostrato la trentennale parabola bossiana, gioca sempre d’anticipo. E ha svolto talmente bene il proprio compito che oggi può permettersi di sedere sulla riva del fiume aspettando cosa trasporteranno quelle acque che Gianfranco Fini si ostina ad agitare.
Non sorprende più di tanto, perciò, la mancata partecipazione alle scaramucce politiche del fine settimana. Bossi & C. hanno sempre mostrato i denti quando l’azione del governo è stata attaccata tanto dall’interno quanto dall’esterno. Per spiegare il basso profilo degli ultimi giorni, proprio mentre il presidente della Camera e i suoi aficionados destabilizzano il primato berlusconiano nel centrodestra, basta riavvolgere il nastro delle cronache politiche.
Tutto quello che ha fatto (o che non ha fatto) la Lega ha sempre una precisa motivazione. L’obiettivo primario, infatti, è solo uno: le candidature per le Regionali. Sin da lunedì scorso il Carroccio ha fatto «pesare» la propria forza dispensando sondaggi sulla prossima tornata elettorale. In uno di questi si evidenzia come la candidatura di Filippo Cota in Piemonte darebbe al centrodestra maggiori chance di vittoria sul governatore uscente Bresso.
Analogamente non si possono trascurare le sortite per strappare un’altra candidatura. O il Veneto più volte reclamato da Bossi e dai suoi suscitando il disappunto del coordinatore pidiellino La Russa e del presidente Galan. O, molto più sommessamente, la Lombardia dove un insediamento del viceministro Roberto Castelli, leghista di lungo corso, non sarebbe poi così sgradito ai massimi vertici del Pdl ed eviterebbe una rapida ascesa per alcuni dirigenti leghisti che potrebbe rivelarsi «ingombrante» quando si profilerà la successione al Senatùr.
Rivendicazioni rese possibili dal ruolo di alleato fedele del presidente Berlusconi. Sulla giustizia il Carroccio non ha fatto polemiche ma ha ottenuto l’esclusione dal cosiddetto «processo breve» del reato di immigrazione clandestina frenando il cosmopolitismo umanitario dei finiani e rafforzando la propria immagine presso la base elettorale. Idem per la Finanziaria: in Senato la linea rigorista del ministro Tremonti (dal quale il Carroccio aspetta i decreti attuativi del federalismo fiscale, altro cavallo di battaglia) è stata difesa a spada tratta, ma dall’altro lato Bobo Maroni ha ottenuto gli attesi fondi per la sicurezza così come Luca Zaia ha avuto soddisfazione per l’agricoltura.
Ecco perché la Lega Nord può concedersi il lusso della tranquillità. Le proprie istanze in questo anno e mezzo di governo hanno spesso avuto soddisfazione e gli elettori comprendono giacché tutti i sondaggi testimoniano come dall’8,3% del 2008 sia ormai stabilmente sopra il 10. Un’interruzione anticipata della legislatura a causa delle intemperanze giustizialiste dei magistrati (dalle quali Calderoli ieri su Repubblica ha messo in guardia anche il Pd) e delle fregole finiane non sarebbe un problema. Il Carroccio raccoglierebbe un ottimo risultato e riprenderebbe il discorso laddove fosse stato interrotto.