Bossi: "Sentenza pesante Spero che non si tratti di un verdetto politico"

Il Senatùr promette fedeltà al presidente del Consiglio: "Se mollassimo adesso il Governo il mercato ci farebbe fallire tutti, ci farebbe fare la fine della Grecia e gli stranieri si porterebbero via tutto"

Milano - La senteza sul Lodo Mondadori è arrivata come un terremoto sul mondo politico. Per Umberto Bossi è "una sentenza pesante e spero non politica". Si è espresso così ieri sera durante un comizio in provincia di Cremona ribadendo il proprio sostegno al Governo fino alla fine della legislatura: "Lascialo stare Berlusconi - ha intimato dal palco della festa del Carroccio di Trescore Cremasco a un sostenitore che lo invitava a mandare `a casa` il premier -, almeno lui, a dire la verità, ci ha dato i voti per il federalismo fiscale, senza i quali non saremmo riusciti a portarlo a casa. Se mollassimo adesso il Governo il mercato ci farebbe fallire tutti, ci farebbe fare la fine della Grecia e gli stranieri si porterebbero via tutto. Le cose si fanno quando si possono fare. Quando si farà la campagna elettorale sarà quello il momento e eventualmente decideremo insieme se stare ancora con Berlusconi oppure no".

Una conferma di fedeltà al premier che ha indotto Bossi a fare un piccolo passa indietro anche su un tema molto osteggiato dalla Lega, cioè l`intervento militare dell`Italia in Libia: "Berlusconi c’è andato in Libia - ha detto il senatur - perché inviato dal presidente, bisogna dirla la verità". Secondo il capo del Carroccio, infatti, "il partito della guerra è molto numeroso e quella in Libia la sosteneva anche il presidente della Repubblica". Una bacchettata al Colle accompagnata da una nuova critica alle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell`unità d`Italia. "L’Italia l’hanno voluta i Savoia, i lombardi non la volevano neppure, volevano sottrarsi agli austriaci. Festeggiano i 150 anni dell’unità, ma chi fa troppe feste è perché ha paura della verità". Riferendosi poi in particolare agli allevatori, sul piede di guerra per le quote latte, ha aggiunto: "Spesso mi gridano ’secessione, secessionè: quella è la medicina giusta per un Paese che truffa i suoi cittadini". Bossi non è stato tenero però neanche con i propri compagni di partito. Senza fare riferimenti a Giancarlo Giorgetti, il segretario della Lega Lombarda il cui nome è finito negli atti dell`inchiesta napoletana su Marco Milanese come presunto referente politico di manager da `piazzare` in società controllate da Finmeccanica, il capo del Carroccio ha sottolineato che nella Lega "durano poco quelli che si dimostrano troppo sensibili ai soldi. Io li metto fuori, li lascio agli altri partiti". Accompagnato sul palco dallo stesso Giorgetti ha continuato: "Noi siamo pochi e non siamo mai in guerra per i posti». Quanto al Pdl e all`ipotesi di decidere la maggior parte delle nomine interne con le primarie il leader della Lega ha concluso lapidario: "Quando fanno le primarie, vuol dire che un partito è rotto e non sono in grado di indicare le persone".