Bossi si scusa e disinnesca l’opposizione

Il Senatùr: «Non volevo offendere i romani, la mia battuta è stata
strumentalizzata». I democratici ritirano la mozione di sfiducia. E
Alemanno lo invita in Campidoglio

Roma Sarà che in casa ha pure una moglie sorcina. «Mia madre è da sempre una fan del romano Renato Zero», racconta «la trota» Renzo Bossi. O piuttosto sarà che contro di lui il Parlamento stava per mettere in agenda una mozione di sfiducia individuale. Sarà come sarà, quattro giorni dopo la sagra della patata e pochi minuti prima che la conferenza dei capigruppo metta in calendario la richiesta delle sue dimissioni da ministro, il Senatùr fa il passo necessario per girare pagina. «Chiedo scusa ai cittadini se ho offeso qualcuno», dice, la traduzione dell’acronimo Spqr con sono porci questi romani «era solo una battuta». Anche se, aggiunge subito, «sulle mie parole ci sono poi state tante strumentalizzazioni politiche».
Incidente chiuso? Il Pd ritira la mozione. «Abbiamo ottenuto il risultato che volevamo - spiega Dario Franceschini - Ci sono state le scuse formali di Bossi. La nostra richiesta di dimissioni, visti i commenti di Fli e lombardiani, evidentemente metteva molta paura». «Ma quale paura - replica il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa - Il Pd è terrorizzato dal voto, oppure si è reso conto che era ridicolo chiedere la sfiducia di un ministro per una battuta infelice». Anche Antonio Di Pietro accetta la marcia indietro del leader della Lega: «Non vogliamo alimentare ulteriori polemiche, nella speranza che questa storia possa servirgli da lezione. La prossima volta si morda la lingua». Resta il rancore dei finiani. «La strada del nuovo partito non sarà quella di un ministro della Repubblica che insulta i cittadini della capitale, invita i cittadini a pulirsi le parti intime con il tricolore e cancella l’inno nazionale», scrive Farefuturo.
E se il vicario di Roma, il cardinale Antonio Villini, continua a dirsi «dispiaciuto per le dichiarazioni dell’onorevole Bossi», la Uil romana organizza una serenata anti-Bossi in piazza davanti alla statua di Pasquino. Stornelli, poesie e la canzone di Alberto Sordi: «Te c’hanno mai mannato a quer paese?». Gianni Alemanno invece gli tende la mano: «Sono molto contento del gesto di Umberto Bossi, per quanto mi riguarda le scuse sono accettate, tutte le strumentalizzazioni di questi giorni ora devono terminare». Il sindaco invita addirittura il Senatùr in Campidoglio: «Un incontro sarebbe molto opportuno, venga con Tremonti e Calderoli». Il vicesindaco Mauro Cutrufo lo incrocia al Senato e gli regala una copia del suo libro, La quarta capitale, «perché sappia il lavoro che abbiamo fatto con Roberto Calderoli per lo statuto speciale». Bossi apprezza il pensiero. «Roma, la grande Roma - commenta - Grande perché con il Vaticano contiene ben due città». La governatrice Renata Polverini, parla di «buon senso». E per Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, «il suo è stato un bel gesto, ora si può voltare pagina».
E la pagina successiva è quella della stabilità della maggioranza. Silvio Berlusconi ritiene che, dopo il passaggio parlamentare, il governo si sia rafforzato, il ministro dell’Interno Roberto Maroni prevede invece elezioni anticipate a marzo. Bossi frena. «Bobo è una persona saggia, però ormai è passata la fiducia e perciò non si vota adesso. Io penso positivo, se non salta ora non salta più». E in primavera? «Certo - risponde - marzo resta la data più probabile per votare, ma adesso non bisogna parlarne. Si deve andare avanti e pensare alle cose che deve fare il governo, non alla sua caduta». Il leader della Lega non nasconde comunque le difficoltà: il prossimo passo falso potrebbe essere fatale per i destini della legislatura. «Ora non si può più sbagliare oppure andiamo alle urne. L’hanno capito tutti, pure i finiani». Che sembrano diventati indispensabili, almeno alla Camera. «A guardare i numeri mi pare di sì, ma loro temono le elezioni». E il Cavaliere che dice? «Gli ho consigliato di andare al mare».