Bossi alla sinistra: "Lavoriamo insieme". Accordo più vicino

Il dibattito sul federalismo. Aiuti alle Regioni più povere, Confindustria dice sì alla "fiscalità di vantaggio". Rimane il nodo Irpef

da Milano

«Invitiamo qualcuno della sinistra a venire in Puglia con noi a scrivere il federalismo». Arriva dal ministro per le Riforme, Umberto Bossi, ieri sera a Lazzate (Milano) per una tappa di «Miss Padania», l’ennesimo appello all’opposizione per completare insieme la bozza di riforma federalista presentata nei giorni scorsi dal titolare della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli. I presupposti per una riforma condivisa ci sono tutti, visto che il testo dell’esponente leghista ha trovato consensi tra governatori, Comuni, Province e amministratori di Pdl e Pd. Dunque, l’occasione è ghiotta anche se sono ancora molti i nodi irrisolti. I governatori del Sud hanno chiesto (e ottenuto) un «fondo perequativo», garantito dalle Regioni più ricche, dal quale attingere. Lo stesso Bossi ha confermato che «le regioni più povere vanno aiutate». Tra le misure incluse nella bozza Calderoli, all’articolo 20, c’è anche quella «fiscalità di vantaggio», chiesta a gran voce dal presidente siciliano Raffaele Lombardo, per «le regioni a statuto speciale i cui livelli di reddito pro-capite siano inferiori alla media nazionale». Una misura che ha trovato anche il via libera del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Sono d’accordo - ha detto la leader di viale dell’Astronomia - purché sia compatibile con le norme europee. Ma - ha avvertito - niente aumento della pressione fiscale». Una misura che non basta né al presidente calabrese Agazio Loiero, né al collega sardo Renato Soru: «In Sardegna il federalismo c’è già, il governo comincia dai soldi, non dà diritti e autonomie. Così parte male». Ma è proprio sul fisco che si gioca la partita più delicata. Ieri il governo ha sciolto i dubbi sul possibile ritorno dell’Ici, chiarendo che la prevista imposta sugli immobili sarà il risultato dell’accorpamento di tutti i tributi già previsti sulla casa (acqua, rifiuti, imposta di registro ecc...). Lo stesso Bossi ha detto che «troverà una soluzione con Tremonti e Berlusconi». Secondo uno studio della Cgia di Mestre, l’imposta sugli immobili garantirebbe 14 miliardi di euro in più per le casse degli enti locali. Rimane da chiarire anche il futuro di Irpef e Irap. Una di queste due imposte sarà girata in modo consistente alle Regioni (anche l’Iva sarà in parte regionalizzata). Calderoli vorrebbe cedere l’Imposta sui redditi delle persone fisiche, ma l’idea non piace al collega di governo Raffaele Fitto. Mentre i Comuni, con il sindaco bolognese Sergio Cofferati, puntano sull’Ires, l’imposta sul reddito delle società.
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