Bossi: «Su quella lista di disturbo i brogli andavano fermati prima»

Il Senatùr: «Niente pianti, si va all’attacco. Abbiamo già un piano. Alle Amministrative milanesi correremo a fianco del centrodestra. Io capolista? Vedremo»

Sabrina Cottone

da Milano

«Siamo in attesa di sapere se abbiamo vinto...» dice Roberto Calderoli alla fine del consiglio federale della Lega ed è chiaro che per i lumbard la battaglia del voto è ancora aperta e si chiuderà solo dopo le decisioni della Cassazione sui voti della Lega alleanza lombarda. «Se saremo maggioranza, governeremo, altrimenti faremo l’opposizione» chiarisce il coordinatore delle segreterie. Umberto Bossi è pienamente con lui: «Ha ragione Calderoli sulla questione della Lega alleanza lombarda. Il ministro dell’Interno ha fatto mettere una lista di disturbo, erano brogli che andavano fermati prima». E le larghe intese per l’elezione del presidente della Repubblica? Parla Calderoli e per il momento non è un no, né un sì: «Una cosa per volta, adesso pensiamo ai risultati elettorali». L’europarlamentare Mario Borghezio è più esplicito: «Niente inciucio. Seguiamo le indicazioni arrivate da Bossi la notte delle elezioni».
E ieri il Senatùr ha confermato la linea di alleanza con la Casa delle libertà, rinsaldata con l’accordo per il referendum sulla devoluzione. «Nelle grandi città correremo con la Cdl» ha detto Bossi durante la riunione dei vertici della Lega di ieri pomeriggio, durata più di quattro ore. Una decisione che forse sarà seguita da quella del leader leghista di essere capolista del Carroccio a sostegno della candidata a sindaco di Milano, Letizia Moratti. Ma per il momento il Senatùr frena: «Io capolista? Ci sono tanti più belli di me. Vedremo...».
Poi, in serata, davanti a dirigenti e militanti milanesi riuniti per gli Stati generali, è salito sul palco e ha lanciato il suo slogan: «Niente pianti, si va all’attacco. Abbiamo già un progetto di attacco. Siamo strong».
Insomma, in vista delle Amministrative del 28 maggio l’impegno è concentrato sul referendum fondamentale per l’identità della Lega, per cui la data è stata concordata subito dopo i ballottaggi e cioè per la penultima o forse ultima settimana di giugno. «Gli alleati ci hanno garantito impegno totale e noi partiremo subito con iniziative per far sì che dell’evento si accorgano tutti» assicura Calderoli. E spiega: «Stiamo definendo il giorno, che sarà il 18 oppure il 25. Per votare il referendum insieme con le Amministrative, sarebbe servita una legge apposita».
È chiaro che in questo contesto di rivincita Milano ha un ruolo privilegiato, perché i voti della Lega sono più determinanti che altrove. «Milano capitale e capitale del federalismo» rilancia Giancarlo Giorgetti, segretario lombardo della Lega Nord. Bossi insiste sul ruolo della città: «Milano ha sempre giocato una grande partita, e come ai tempi del Barbarossa deve giocare una partita importante». E Matteo Salvini, capogruppo in consiglio comunale, conferma il pieno sostegno a Letizia Moratti: «Ha assicurato di sostenere punto per punto il nostro programma, a partire da sicurezza e immigrazione».
Il consiglio federale si è concentrato sull’analisi del voto, che non è ritenuto un gran successo da molti all’interno del partito. Giorgetti ha sottolineato come il partito non sia andato bene in luoghi che erano roccheforti storiche come Bergamo e invece si sia rafforzato al Sud e in città come Cremona, terre tradizionalmente non di conquista leghista. E infatti qualche contestazione all’alleanza con la Casa delle libertà è arrivata proprio dall’ex segretario provinciale di Bergamo, Franco Colleoni, tra i fondatori della Lega e del partito dei duri e puri. Ma è stata una voce isolata, perché al momento e nonostante le dichiarazioni alla vigilia del voto, la linea d’intesa con il centrodestra è pienamente confermata. Si è discusso anche delle Amministrative di Varese e Giorgetti ha apertamente chiesto a Roberto Maroni se avesse intenzione di candidarsi, domanda alla quale il ministro del Welfare ha risposto ricordando che il consenso si è già consolidato intorno al nome di Attilio Fontana, il leghista presidente del consiglio regionale lombardo.
C’è poi chi chiede di avere un portavoce unico da affiancare al leader leghista. È il presidente federale, Angelo Alessandri, a lanciare l’ipotesi: «Ma per il momento non faccio nomi...».