Bossi: sulle riforme dialogo col Pd

Il leader della Lega "apre" sul federalismo: "Non ci sarà chiusura a Veltroni". Poi parla di Roma e dell'inno d'Italia e fa un "gestaccio". E sulla scuola dice: "Basta prof del Sud al Nord". La Russa: "Credo debba scusarsi...". Parisi: "Così nessun confronto". Cicchitto: "Gesto da respingere, ma positivo il giudizio di fondo"

Padova - Umberto Bossi apre al dialogo con il Pd sulle riforme. "C'é spazio per il dialogo con l'opposizione. Siamo pronti ad accogliere le loro proposte anche sul federalismo". "Da parte nostra - ha aggiunto, parlando a Padova al congresso della Liga Veneta-Lega Nord - non ci sarà una chiusura al Pd e a Veltroni". E dopo le dichiarazioni concilianti con gli alleati del Pdl e con Berlusconi sulla riforma della giustizia, il leader della lega ha detto però di non essersi ancora sentito al telefono col premier "che mi sembra - ha osservato - abbia altro da fare in questo momento che parlare con me".

"Gestaccio" per l'inno d'Italia Non è mancato il Bossi "prima maniera", al congresso. "Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che 'l'Italia è schiava di Roma...', toh! dico io". Ha detto con il dito medio levato. "Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà". Un Bossi dunque. "Dobbiamo lottare - ha insistito - contro questo stato fascista. E' arrivato il momento, fratelli, di farla finita". E sempre sul progetto di federalismo, il leader del Carroccio ha detto di non essere contrario alla perequazione tra regioni più ricche e quelle più povere. "Ma deve essere una perequazione giusta - ha proseguito - non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. E' una truffa, è uno schifo". "Ogni regione deve vivere con i soldi che produce poi, certo, serve una certa perequazione, ma basta mandare i soldi a Roma e vedere i sindaci costretti ad andare col cappello in mano nella capitale". "Il federalismo - ha concluso Bossi - non è solo la storia mia, è la storia nostra. Non lo farò soltanto io ma milioni di persone".

"Basta professori che non sono del Nord" "Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola", ha detto ancora il ministro e leader leghista. "Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli - ha aggiunto - da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perché tocca tutta la famiglia". E qui Bossi cita un esempio: "E' la verità - ha spiegato - un nostro ragazzo è stato 'bastonato' agli esami perché aveva presentato una tesina sul federalista Carlo Cattaneo". "La Padania - ha aggiunto - ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini insegniamo fin da quando nascono che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati".

E lancia Tosi alla Regione Bossi dà anche la propria investitura ufficiale al sindaco di Verona Flavio Tosi come candidato alla presidenza del Veneto nel 2010. "A me piacerebbe... sarà il segretario Gobbo e il Consiglio nazionale dei veneti a decidere. Però io Tosi lo vedo bene in Regione. L'uomo è abbastanza 'politico' e anche come sindaco è bravo". Quanto all'altro emergente della Lega Nord in Veneto, che molti danno a sua volta come potenziale candidato per la Regione, il ministro Luca Zaia, Bossi ha risposto: "Zaia deve continuare a fare bene il ministro e risolvere sopratutto il problema delle quote-latte che hanno ammazzato i nostri allevatori". "Ma lì bisogna andare a battere i pugni in Europa, perché Tremonti ha detto che soldi non ce ne sono".

La Russa: credo debba scusarsi "Credo che Bossi debba tranquillamente scusarsi con gli italiani", commenta sul fronte del centrodestra il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. "Se davvero Bossi ritenesse degno di insulto il sentimento d'identità nazionale e di amore per la patria che è alla base dell'impegno di tanti giovani in divisa che difendono la libertà e la sicurezza nelle missioni internazionali - aggiunge il ministro - allora non mi sentirei di stare a fianco suo e degli altri ministri della Lega Nord nel consiglio dei ministri con cui invece voglio continuare a vivere lo sforzo comune per rilanciare la nostra nazione". E a chi gli chiede se la sua posizione sia stata concordata con altri esponenti della maggioranza, a partire dal presidente Berlusconi, La Russa, replica: "Non mi sono consultato con nessuno e non ne sento alcun bisogno. Tuttavia sono certo di esprimere il sentimento di tutta An e di tutto il Pdl". "Tutti sanno - sottolinea La Russa - che con Bossi ho sempre preso un caffé anche quando, a ragione, Fini ne stava lontano. Tutti sanno, inoltre, che in tema di federalismo ragionevole Alleanza Nazionale non è seconda alla Lega. Tuttavia credo che se restassi in silenzio farei un torto a tanti milioni di elettori che hanno votato An e Pd".

Cicchitto: gesto da respingere ma...  Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, considera quello di Bossi "un gesto da respingere " perché "é evidente che l'unità della nazione é fuori discussione, come anche la sacralità dell'inno nazionale" ma il giudizio politico di fondo su Bossi e la Lega rimane positivo. "D'altra parte - spiega - Bossi ci ha abituato ad espressioni e a gesti inusitati che sono funzionali al rapporto con la parte estrema del suo popolo. Detto che questi atti non sono condivisibili, va, però, considerato il nocciolo politico del suo discorso che è quello di voler realizzare la riforma della giustizia e il federalismo con la maggioranza e addirittura ricercando l'intesa con l'opposizione". "Questo - prosegue il presidente dei deputati del Pdl - è il nodo essenziale, il resto fa parte di un gesto che va respinto, ma che non muta il nostro giudizio positivo di fondo su Bossi e sulla Lega. Siccome Bossi ha deluso la sinistra sul piano politico e per di più ha fatto un gesto politicamente non corretto, nella giornata di oggi essa lo demonizza, ma siamo sicuri che tornerà a considerarlo una 'costola della sinistra' se in futuro offrirà un margine di sponda al suo tatticismo".

Capezzone: la sinistra non strumentalizzi "La sinistra non faccia propaganda e non strumentalizzi i gesti di Bossi, che peraltro il Pd elogiava fino a ieri, quando sperava in divisioni tra Lega e Pdl". Lo dichiara Daniele Capezzone, Pdl, portavoce di Forza Italia. "Invece, il Pdl e la Lega sono determinati a condurre in porto alcune grandi riforme, tra cui quella federalista, che terrà unito il Paese su basi più moderne ed efficienti. Sarà esaltata la capacità degli amministratori - conclude Capezzone - di dare risposte al proprio territorio, e sarà più facile per i cittadini chiedere direttamente conto a chi governa delle decisioni assunte".

Parisi: nessun confronto con chi la pensa come lui "Proprio nel momento nel quale viene auspicato un confronto e una riflessione sul federalismo - attacca l'ulivista Arturo Parisi - all'interno di una Repubblica che federale non è, il rigore dei gesti e delle parole deve essere infatti più che mai massimo". "Nessun confronto - aggiunge l'ex ministro della Difesa - potrebbe infatti essere avviato con chi della unità della Repubblica avesse l'idea che oggi Bossi ha ancora una volta manifestata". "Comportamenti che molti speravano legati ad una fase primordiale e goliardica del leghismo - conclude - lungi dal costituire fatti episodici vanno invece negli ultimi tempi moltiplicandosi con sistematicità, e per di più da parte di ministri che alla unità della Repubblica hanno prestato solenne giuramento".

La Bindi: offensivo Sul fronte della sinistra va all'attacco del leader leghista anche Rosi Bindi. "Non può - dice - infiammare la base leghista con simili stupidaggini, offensive verso chi fa il proprio dovere accettando di trasferirsi da una regione all'altra, e presentarsi in modo credibile al tavolo delle riforme". "Il federalismo che immaginiamo noi - conclude - non è la secessione è piuttosto uno strumento che aiuta a superare antiche e inaccettabili divisioni geografiche e sociali, e a rendere l'Italia più unita e più moderna. Ma Bossi vuole davvero questo?".