Bossi tiene duro: «I clandestini? Ci vuole il reato»

Per il ministro delle Riforme la misura avrà effetto deterrente. «Su questo il governo è compatto, non corre alcun rischio». La ricetta leghista: niente carcere e competenza ai giudici di pace

da Roma

È «meglio che il reato di immigrazione clandestina ci sia», dice Umberto Bossi, perché può avere una funzione deterrente: «Fa muro verso l’esterno, è un monito per far capire che le cose non stanno più come prima». Insomma, spiega il ministro delle Riforme, quella norma serve come «messaggio: non venite clandestinamente perché rischiate».
In ogni caso, assicura ai giornalisti che insistono sulle voci discordanti nella maggioranza, «il governo su questo è compatto, e quindi non vedo come faccia ad essere a rischio». La Lega insomma tiene fermo il punto. Ma il suo leader non sembra interessato ad alzare troppo i toni, né a difendere trincee ideologiche. E d’altronde lo ha già dimostrato accettando che il reato di immigrazione clandestina venisse inserito nel disegno di legge destinato ad un lungo «approfondimento parlamentare», auspicato anche dal capo del governo. Berlusconi, nei giorni scorsi, non aveva nascosto le sue preoccupazioni sulla possibilità che l’introduzione della nuova fattispecie di reato finisca per ingolfare tribunali e carceri. E la Lega si è dimostrata disposta alla mediazione: niente carcere, e deferimento ai giudici di pace e non più ai tribunali penali, estendendo le loro competenze e attribuendogli il potere di infliggere e far eseguire la sanzione pecuniaria e l’espulsione del reo. La proposta, avanzata dal ministro Roberto Calderoli, ieri ha trovato disponibile il presidente dell’Associazione dei giudici di pace, Francesco Cersosimo: «Possiamo farci carico del problema». Calderoli è soddisfatto: «Il lodo sul reato di immigrazione clandestina inizia a concretizzarsi - annuncia - e a mettere d’accordo tutti coloro i quali temevano un ingolfamento della giustizia e gratuiti arresti. Berlusconi, il Vaticano, l’opposizione e l’Associazione nazionale magistrati possono stare tranquilli».
E anche nei confronti del Capo dello Stato Umberto Bossi si mostra interessato a disperdere qualsiasi impressione di tensione o malintesi. In particolare sulla questione dei rifiuti del Nord finiti nelle discariche clandestine della Campania, sulla quale, dopo la denuncia di Giorgio Napolitano, nei giorni scorsi c’era stato un botta e risposta tra il Quirinale ed esponenti leghisti. Ieri, il leader del Carroccio ha sostanzialmente dato ragione al presidente della Repubblica, ricordando che sulla questione dello smaltimento illegale dei rifiuti «è stata fatta un’analisi da una Commissione parlamentare, in cui si vede che una parte di essi sono venuti anche dal Nord. Su questo nessuno può dire sì o no: la commissione ha fatto un anno di ricerche, e quindi qualcosa di vero ci deve essere». Bossi frena anche sull’emendamento di alcuni esponenti della maggioranza che vorrebbe introdurre sanzioni penali per motivi «sociali e morali» contro le prostitute di strada. «Noi non abbiamo ancora preso posizione», spiega il ministro delle Riforme. Ma in ogni caso, taglia corto, «in uno stato laico è difficile parlare di pericolo per la moralità: se mai è un pericolo per la sanità, non per la morale».
La questione prioritaria, per la Lega Nord, resta una sola: la riforma federalista dello Stato. E su questo terreno, ribadisce Bossi confermando le aperture già annunciate dal pratone di Pontida, la maggioranza è decisa a cercare una convergenza con l’opposizione del Partito democratico. «Con Berlusconi che è partito dicendo che bisogna fare le cose insieme alla sinistra - afferma - io sto cercando di adeguarmi. E quindi tratto con la sinistra. Logicamente è una cosa difficile, perché per cambiare una parola ci vuole un intero pomeriggio di battibecchi». I contatti e la ricerca di punti d’intesa con Sergio Chiamparino, ministro ombra alle Riforme, dunque proseguiranno. E Bossi si dice certo che il testo sul federalismo fiscale potrà vedere la luce «in parallelo con la legge Finanziaria», quindi entro la fine di quest’anno. E potrebbe prefigurare un ripensamento sull’abolizione dell’Ici, troppo poco federalista spiega Bossi: «Io ragiono così: quello che è del Comune deve essere del territorio». Quindi, «l’Ici va lasciata ai Comuni».