Bossi-Tremonti, patto del sigaro sul Welfare

Vertice a Gemonio su riforma del fisco, lavoro e sanità. Il Senatùr: "Chi non paga Equitalia non è un delinquente". Nel mirino i rimborsi a chi ristrutturato seconde case o ha il Suv. Il rincaro sulle sigarette può aiutare a non avere più i ticket sulle visite

RomaInvece delle sardine con pan carré, Bossi offrirà sigari toscani, non è chiaro fino a che punto amati dall’amico Giulio, tipo assai meno rustico di lui (pare che Tremonti fumi rarissimamente il sigaro, spaccato a metà, a scrocco da Bossi). Comunque sufficiente perché il patto da siglare, nella casa bossiana di Gemonio («in giardino, perché Tremonti non è un uomo di poltrone»), abbia un nome proprio. L’asse di recente si era leggermente incrinato. La manovra tremontiana ha riscosso pessimi sondaggi nella Lega, dai vertici alla base, composta per metà da sindaci e amministratori di piccoli comuni, paralizzati dai tagli.
Ma il rapporto Bossi-Tremonti è rimasto sostanzialmente intatto, anche nel pieno della bufera Milanese (erano insieme a Monza per inaugurare i famosi «ministeri» decentrati...), e il baratro finanziario che l’Italia sorvola ha contributo a riunire i due anti-globalisti Umberto e Giulio. Ora serve un balzo in avanti, perciò Bossi chiama Tremonti all’appello. Il segretario federale punta alla legge delega fiscale, da chiudere in autunno, con misure a favore di contribuenti e imprese, concentrati nella sua Padania. Nell’ultimo comizio il capo della Lega ha annunciato di avere una «bella idea per salvare le nostre imprese, prima che sia troppo tardi», da discutere in giardinetto col ministro dell’Economia. E ancora: «Bisogna mettere dei limiti ad Equitalia, ai sequestri di beni. I cittadini hanno paura, i cittadini che momentaneamente non pagano, non sono delinquenti. Ora Equitalia agisce anche su imprese e agricoltori, spero domani di portare Tremonti dalla nostra parte. In fondo è un lombardo anche lui...».
Fonti leghiste individuano nell’Irap l’obiettivo del loro capo. La parte di quella tassa (per ora non eliminabile) relativa al costo del lavoro potrebbe essere rimodulata o abbassata, ragiona Bossi, per dare un po’ di ossigeno alle imprese. L’altro versante del «patto del sigaro» deve riguardare, per il Carroccio, la giungla delle agevolazioni fiscali. Anche qui i leghisti hanno parecchie proposte da fare a Tremonti su dove tagliare tra le 470 formule di «sconti» fiscali attualmente in vigore. Un esempio che il Carroccio fa è quello delle agevolazioni ai possessori di Suv. Oppure le deduzioni per l’efficientamento energetico o le ristrutturazioni delle seconde case (il senso è: chi ha una seconda casa non ha bisogno di aiuti dal fisco...). Da questi tagli la Lega pensa di ricavare una parte dei 15 miliardi di euro che la delega fiscale dovrebbe reperire.
Quindi c’è il capitolo lavoro, un tema che per Bossi è prioritario (la gente nelle feste gli parla sempre di questo). A Pontida l’altro giorno il segretario l’ha ripetuto tre volte sul palco, poi sbattendo i pugni sul tavolo a cena, con un gruppo più ristretto di fedeli: «Se non c’è lavoro non c’è libertà e non c’è reddito per la nostra gente che è abituata a lavorare». In concreto il patto del sigaro prevede incentivi per l’assunzione di lavoratori in mobilità, altro nervo irritato del nord produttivo dove molte aziende hanno chiesto la cassa integrazione. E la Lega farà scudo contro l’innalzamento dell’età pensionabile, altro tormentone delle feste leghiste (un tour de force per il capo nei giorni torridi di agosto, fondamentale però per tastare il polso del suo popolo).
Quindi Bossi affronterà con Tremonti il nodo ticket sanitario. Qui la Lega insiste nello spostare il prelievo dalla sanità al tabacco. «Con 40 centesimi di accise in più sulle sigarette - spiega un padano del Parlamento -, che sono tra le meno care d’Europa, possiamo coprire tutto il gettito che verrebbe dai nuovi ticket sanitari». Se così non dovesse essere, andranno comunque riscritti i criteri di ripartizione delle spese per sostenere il nuovo ticket («La gabola romana dei ticket» scrive la Padania). Il calcolo penalizza le regioni con la sanità in ordine (Lombardia, Veneto), e premia quelle in rosso (Calabria, Campania, Sicilia). Così non va, meglio spostare le tasse sul fumo. Anche su quel sigaro che si divideranno Bossi e Tremonti.