Bossi vuole il federalismo a settembre E per le riforme spera anche nel Pd

da Roma

«Cercare di far sedere al tavolo delle riforme il Pd, per quanto mi riguarda è un dovere. Pensare che io sia disposto a far saltare la maggioranza per andare chissà dove è solo da imbecilli». Ieri Bossi era in Lapponia a godersi i successi della nazionale di calcio padana nella «Viva Word Cup», torneo a cinque tra nazioni non riconosciute. E tra una vittoria e l’altra della Padania (che ha sconfitto Provenza, Kurdistan e Lapponia), il Senatùr si è lasciato scappare una battuta eloquente sul movimentismo leghista delle ultime settimane.
Già, perché ipotizzare che il Carroccio abbia scelto una strada destinata ad aprire scenari apocalittici è piuttosto azzardato come confermano tutti i vertici leghisti, dai ministri in giù. La sintesi la fa Angelo Alessandri, presidente della commissione Ambiente della Camera, convinto che il Senatùr stia «lavorando su due binari». Il primo guarda all’azione di governo, di cui «la Lega si sta facendo garante». E in questo senso vanno lette quelle che un ministro del Carroccio definisce «le pillole di saggezza che Bossi butta lì di tanto in tanto». Il secondo binario, invece, è quello delle riforme. E il Senatùr, in quanto ministro competente, ha l’obbligo di cercare un dialogo con l’opposizione. Che sembra dare segnali di disponibilità, soprattutto con alcuni ambasciatori privilegiati come Bersani, Chiamparino, Chiti, Errani e lo stesso D’Alema. Non a caso, anche su iniziativa della sua fondazione «Italianieuropei», lunedì si ritroveranno a discutere di riforme su uno stesso tavolo l’ex ministro degli Esteri, Veltroni, Calderoli, Casini e Chicchitto.
Insomma, l’obiettivo principale della Lega è quello di mettere i paletti al federalismo fiscale su cui non c’è ancora un testo nonostante Calderoli insista molto nell’accelerare i tempi. Da una parte, infatti, ci sono le resistenze del ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, convinto che il testo approvato in materia dalla regione Lombardia vada rimodulato per venire incontro alle esigenze delle regioni meno ricche. Dall’altra, invece, c’è Tremonti che ha commissionato agli esperti del suo ministero uno studio e sta aspettando le conclusioni. Allo stato, l’ipotesi più plausibile è che il federalismo fiscale venga inserito a settembre come collegato alla Finanziaria, eventualità che alla Lega andrebbe bene pur di non scavallare di una sola settimana in più. Da qui il movimentismo e pure le insistenti aperture al Pd.
Non è vero, infatti, che sul federalismo fiscale servano i voti dell’opposizione, visto che si tratterà di una legge ordinaria per cui non è previsto alcun referendum confermativo (come avvenne per la devolution). Il punto è un altro. Se si vuole provare a iniziare un percorso riformatore condiviso che porti nel 2009 a modifiche costituzionali impegnative - è il ragionamento di Bossi - non si può partire con un muro contro muro sul federalismo fiscale. Insomma, o la strada è condivisa fin dall’inizio o si rischia che non lo sia più.
Anche se, fa presente Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl, «non c’è dubbio che la fase movimentista della Lega guardi anche al futuro», visto che «gli elettori del Carroccio hanno bisogno non solo della Lega di governo ma anche di quella di lotta». Insomma, l’asse Bossi-Berlusconi resta solido, nonostante qualche fastidio del Cavaliere per le sortite del Senatùr. Tanto che il leader leghista in privato non ha esitato a definire «inconsistente» l’ipotesi accusatoria del processo Mills e «vergognoso» l’uso delle intercettazioni di Napoli.
Sul piatto, però, c’è anche la partita del dopo Berlusconi sulla quale - nonostante la legislatura si sia appena aperta - c’è chi nel Pdl sta già ragionando. E anche per questo la Lega vuole tenersi stretti i suoi elettori, trovando - ma fino a un certo punto - sponda in Tremonti. Al momento, infatti, il ministro dell’Economia è alla finestra e sta provando a ritagliarsi un ruolo di interdizione tra il Carroccio e il centrosinistra. Anche se alla Lega non sembrano troppo contenti della sua Finanziaria dove non si vede traccia di tagli alle tasse. Mentre di sforbiciate ai ministeri ce ne sono in abbondanza, tanto che nel Consiglio dei ministri di ieri c’è stato un duro faccia a faccia tra La Russa («avete impegnato politicamente la Difesa sulla questione rifiuti e mi tagliate i fondi?») e il ministro dell’Economia («dimmi tu dove li prendo»).