Bot, asta choc: su i tassiBocciate 8 banche italiane

Da 15 anni mai così elevati i rendimenti: i titoli a sei mesi al 6,5%. Il Btp biennale si arrampica fino all’8%. Bpm e Bper tra le Popolari declassate dall’agenzia Fitch

Dall’asta flop a quella choc. Dopo l’infausto esito del collocamento dei Bund tedeschi di mercoledì scorso, è toccato ieri ai nostri Bot salire sulla graticola. Con rendimenti da ustione, su tutte le scadenze, per i conti pubblici. Ammesso che mai li abbia avuti, i poteri taumaturgici di Mario Monti si sono subito rivelati troppo limitati agli occhi dei mercati. Sempre più stanchi, per dirla con Mina, di «parole parole parole». La manovra aggiuntiva deve ancora essere perfezionata e dettagliata, anche se l’impianto complessivo sembra al momento più sbilanciato sul versante del giro di vite fiscale che su quello della (necessaria) crescita economica. Ma, al di là delle misure correttive italiane, il cuore del problema continua a essere l’incapacità degli Stati membri di Eurolandia di far cessare la cacofonia di voci e di prendere, in fretta, decisioni coordinate su come risolvere la crisi del debito sovrano.
L’ostilità tedesca verso gli Eurobond, i continui rinvii cui è sottoposto il fondo salva-Stati e i contrasti sui poteri da assegnare alla Bce sono al tempo stesso uno straordinario moltiplicatore di tensioni e una miscela accelerante della sfiducia. Il risultato è ben visibile nell’arrampicata di ieri dei tassi sui bond italiani, così come nell’ormai consolidato e apparente paradosso in base al quale sulle scadenze a corto respiro gli investitori chiedono di essere meglio remunerati rispetto alle scadenze a lungo termine. Il rendimento dei semestrali è così praticamente raddoppiato dall’emissione di ottobre, passando dal 3,535 al 6,504%; e il titolo meno digerito dai mercati è stato il Ctz, il cui tasso è salito al 7,814% a causa dei pochissimi compratori. Al di fuori dell’asta, definita «orribile» dagli esperti, il Btp a due anni, cioè quello che secondo gli operatori riflette le maggiori probabilità di un default dell’Italia, è volato all’8%. Un tasso da incubo.
Nel complesso, l’emissione del Tesoro ha visto richieste per 11,7 miliardi di euro, ben al di sopra dell’offerta di 8 miliardi. È l’unica nota positiva. Per il resto, erano circa 15 anni che non si vedevano rendimenti su questi livelli. L’escalation dei rendimenti, accompagnata dallo scatto dello spread Btp-Bund fino a quota 500, è un pessimo viatico in vista dei prossimi appuntamenti: il primo esame è in calendario martedì prossimo, quando via XX Settembre offrirà Btp fino 8 miliardi. «Quello di fine anno sarà un mercato molto difficile per le emissioni italiane», ha commentato un trader. Ma da qui ad aprile 2012, l’Italia dovrà bussare alle porte dei mercati per coprire esigenze di finanziamento pari a 200 miliardi. A queste condizioni, si tratta di uno sforzo insostenibile. Solo Jens Weidmann, il numero uno della Bundesbank, si dice sicuro che l’Italia «può convivere per qualche tempo con tassi di interesse del 7%». In realtà non è così: basti pensare che prima della crisi il nostro Paese non si finanziava al 6,5% neanche sulla scadenza a 30 anni. Non a caso, l’attenzione della Banca d’Italia è massima. Il governatore Ignazio Visco, si è detto convinto che «questi tassi non sono un indicatore equilibrato della situazione economica corrente e delle sue prospettive. Sono il riflesso di una dinamica di mercato. Andranno contrastati - ha aggiunto - con misure credibili quali quelle che il governo sta elaborando».
A rendere ancora più cupo ieri lo scenario non sono state, almeno per una volta, le Borse. Voci secondo cui la Spagna avrebbe sul tavolo l’opzione di una richiesta di aiuti al Fondo monetario internazionale e le indiscrezioni, poi rivelatesi infondate, di un imminente annuncio da parte della Svizzera di un nuovo livello di parità con l’euro, hanno permesso ai mercati azionari di assorbire le perdite accumulate durante la seduta. Piazza Affari ha chiuso in rialzo dello 0,12% (-8,5% in settimana), ma meglio si sono comportate Parigi (+1,23%) e Francoforte (+1,19%). In serata, quando ormai le Borse avevano chiuso i battenti, è arrivata però una doppia doccia fredda da Fitch. L’agenzia di rating, che lo scorso 7 ottobre tagliò il rating italiano portandolo ad «A+» con outlook negativo, considera il nostro Paese «probabilmente già in recessione. Non solo. Otto banche tricolori di medie dimensioni, tra cui Bpm e Bper, sono state declassate a causa di un contesto mutato in cui la redditività è scesa come conseguenza dei bassi tassi di interesse e dei maggiori costi di provvista.