Bot, fisco e costo del lavoro: i temi che fanno balbettare Prodi

Il candidato dell’Unione non ha specificato la soglia dell’imposta di successione, né quando e come aumentare l’aliquota su titoli di Stato e plusvalenze. E sul cuneo fiscale ha idee diverse dagli alleati

Mario Sechi

da Roma

Dicono che il Cavaliere dia i numeri, mentre dall’altra parte c’è la serietà (non al governo). Dicono che ci sia una sbornia di cifre, ma a rileggersi il dibattito del duello tv è Romano Prodi a sembrare assai poco lucido.
È stato il Professore a introdurre la polemica etilica e da questa profonda riflessione prendiamo le mosse. A un certo punto del dibattito Prodi si avventura in una citazione: «Berlusconi si attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni». Il bignamino prodiano crede di pescare la citazione colta da G.B. Shaw, ma in realtà la frase è di Andrew Lang, scrittore scozzese del diciannovesimo secolo. L’accuratezza delle fonti letterarie lascia a desiderare, ma è sul pallottoliere che Prodi riesce a dare il meglio. Quando gli viene posta la semplice domanda su chi sia ricco e cosa sia la ricchezza, il candidato dell’Unione prima cerca di avventurarsi nel campo della matematica («noi abbiamo detto che definiamo ricco chi abbia almeno parecchi milioni di euro, quindi miliardi di lire») poi non potendo offrire di meglio si inerpica sui sentieri della metafisica («è ricco colui che è sereno e felice. Si tratta di un concetto interiore. Oltre un certo reddito la gente può essere più infelice»). Risultato: Prodi non sa indicare la soglia entro cui un cittadino italiano viene considerato ricco (e tassato) dal suo governo. Essendo decisamente arduo mettere gabelle sulla ricchezza interiore, è chiaro che Prodi (se va al governo) deve tassare qualcosa. Qui ci imbattiamo in una sola certezza: tornerà la tassa di successione. Il balzello sul caro estinto però resta indeterminato come l’eloquio prodiano. Un banco di nebbia avvolge la proposta. Prodi ha parlato «solo di grandi patrimoni». Quanto grandi? Non si sa? Quali patrimoni? Neppure. A dar retta al suo alleato Fausto Bertinotti ci si prepara a tassare un appartamento del valore di 180mila euro e - visti i valori di mercato degli immobili - una larga fetta di quell’82% degli italiani che possiede casa è autorizzato ad avere i brividi. Prodi invece ha cambiato idea almeno tre volte: prima ha detto che la soglia di 250mila euro era ragionevole, poi il suo quartier generale ha aggiornato la cifra a 500mila euro, l’altro ieri ha parlato di grandi patrimoni. Tutto chiaro no?
La confusione regna sovrana sui cieli dell’Unione, ma in fondo non c’è da stupirsi, perché il suo leader non sa neppure fare i conti in casa propria. Ecco un istruttivo dialogo in diretta tv tra Lucia Annunziata e il Professore. Si comincia proprio dalle mura domestiche: «Professor Prodi, lei ha una casa?». La memoria di Prodi qui funziona: «Sì, una a Bologna e una a Bruxelles più un nono di una casa di campagna». La giornalista si informa sul valore del patrimonio: «Quanto vale quella di Bologna?». La memoria di Prodi funziona ancora: «Be’, 600-650mila euro». L’Annunziata si fa curiosa: «Quanto paga di Ici?». La memoria di Prodi non funziona più: «Non lo so, se avessi saputo le avrei portato la bolletta...». Quale credibilità può avere un signore che non sa niente dell’Ici di casa propria ma vuol sapere tutto su quella che pagano gli italiani?
La stessa credibilità che ha quando la sua coalizione introduce il tema della tassazione di Bot, Cct e Btp e poi cerca di rimangiarsi tutto. La storia è da manuale dei fiaschi politici: si spiega che le nuove emissioni verranno tassate diversamente (e già si introduce un folle doppio regime), poi i risparmiatori cominciano a rumoreggiare e Prodi innesta la retromarcia: «È un obiettivo di lungo periodo». Nel duello tv sparisce anche il fattore tempo e il Professore bofonchia: «Tasseremo solo le plusvalenze». Come, quanto e quando resta un mistero. E infine veniamo all’ormai famigerato cuneo fiscale. Qui Prodi è fenomenale: riesce a dare i numeri e li sbaglia. «Con la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale, ogni lavoratore avrà mediamente 600 euro in più all’anno in busta paga e un artigiano pagherà mediamente 12mila euro in meno di contributi all’anno». È così? No, perché Prodi non ha letto il sito di Enrico Letta (www.veritasse.it) dove l’enfant prodige della Margherita spiega che con il cuneo fiscale ci saranno «400 euro in più a fine anno per il singolo lavoratore e altrettanti per l’impresa». Siamo sicuri che il Professore non si sia attaccato al lampione?