Bot mai così avari Tassi al minimo storico, 1,079% per i trimestrali

Sarà la morsa della crisi. Oppure la crescente voglia di sicurezza. O, ancora, i brividi da capogiro della Borsa. O, tutte e tre le cose messe insieme. Resta il fatto che le famiglie italiane continuano a investire massicciamente nei Bot nonostante i tassi siano in continuo calo. Anzi, con l’asta di ieri, hanno segnato il minimo storico: il rendimento del Bot a 3 mesi è sceso infatti all’1,079% lordo, mentre quello del Bot annuale è calato fino all’1,315% lordo.
Si tratta di rendimenti che, al netto delle trattenute fiscali e delle commissioni bancarie diventano dello 0,56% (per il Buono del Tesoro trimestrale) e dello 0,85% (per il Bot annuale). Una caduta repentina e senza soluzione di continuità che ha visto una brusca accelerazione nell’ultima parte del 2008: basti pensare che il rendimento lordo del Bot annuale era al 4,31% a settembre 2008, e ha cominciato a scendere al 3,05% il mese successivo per poi ridursi, di mese in mese, fino all’attuale 1,315 per cento.
Ma che cosa significa questo per l’investitore? Innanzitutto è bene precisare che la contrazione del tasso di rendimento dei Bot rispecchia un andamento di fondo del mercato e ha riflessi diretti anche sugli altri strumenti del mercato monetario.
Ne deriva, così, che pure gli investitori di fondi comuni di liquidità, degli Etf monetari (cioè fondi quotati in Borsa che replicano l’andamento del tasso Eonia (il tasso d’interesse medio giornaliero interbancario determinato dalla Bce) e dei pronti conto termine, sono destinati a percepire nei prossimi tre, sei e 12 mesi interessi in linea con quelli offerti dai Bot. D’altra parte, la voglia di sicurezza ha certamente un prezzo: forse, però, a questi tassi ci si dovrebbe chiedere se valga veramente la pena sottoscrivere un titolo di Stato (o uno strumento monetario) per mantenerlo 12 mesi a un tasso di rendimento che potrebbe anche non coprire l’inflazione attesa per il 2009 (e cioè l’1,50% circa).
Da fonti bancarie si apprende, infatti, che alcuni clienti stiano cominciando a preferire il deposito sul conto corrente bancario che, seppure ancora meno remunerativo rispetto al Buono del Tesoro (anzi, in molti casi, addirittura a tasso zero), consente di disporre in ogni momento del capitale.
Proprio seguendo questa filosofia, si spiega il successo che stanno vivendo i conti di deposito online. Conti come, solo per citarne alcuni tra i più popolari, Conto Arancio di Ing Direct, Chebanca del gruppo Mediobanca, Rendimax di Banca Ifis, Conto@me di Webank e contoconto.it di Banca Carige, che offrono ancora una buona redditività, consentono un rapido smobilizzo del capitale depositato e i cui depositi (fino a 103mila euro) sono tutelati dal Fondo nazionale di garanzia e Fondo interbancario di tutela dei depositi.