BOTTA E RISPOSTA

Gentilissimo Direttore, di ritorno dall’estero prendo visione di una corrispondenza tra un giornalista collaboratore del suo giornale e l’associazione di cui sono uno dei presidenti. Senza entrare nel merito delle ragioni che spingono questo giornalista ad attaccare ingiustamente e con affermazioni palesemente false la nostra associazione, credo che sia dovere del Direttore del quotidiano che egli utilizza per esternare le proprie prese di posizione porre su un piano quantomeno di parità l’esternatore, anche se collaboratore della testata, e i soggetti pubblici o con riconoscimento pubblico cui egli si rivolge. E questo prima e al di là dell’obbligo giuridico previsto dalla legge sulla stampa di rettificare le false affermazioni e di risponderne, anche per il Direttore della testata, ove si ravvisi in esse una qualche responsabilità. Dunque tale giornalista ha - come suo diritto - dato notizia di un «fatto» vero e indubitabile, ossia l’apertura di un call center a pagamento le cui ragioni di utilità innanzitutto per i cittadini consumatori non mi preme in questo momento stare qui a ribadire nuovamente.
Nel far questo, tuttavia, questo giornalista ha - a mio parere - violato palesemente precise regole sia fissate dalle leggi del nostro ordinamento, sia dal codice deontologico degli iscritti all’Ordine dei giornalisti. Egli, infatti, ha accusato l’associazione di truffa, ladrocinio, violazione di norme fissate dall’Autorità delle comunicazioni, che prevedono pesanti sanzioni a carico di chi le viola. Egli ha accusato l’associazione di carpire la buona fede dei consumatori facendo pagare loro il tempo dell’annuncio (in realtà assolutamente gratuito) che precede l’accesso al call center, accesso che, ovviamente, è assolutamente volontario e consapevole sia al servizio che rende che al suo costo, commettendo una palese calunnia, tra l’altro del tutto gratuita. La seconda grave violazione è consistita nel non sentire - come prevede il codice deontologico dei giornalisti - prima di pubblicare il suo pezzo, il soggetto per così dire «accusato». Questa seconda violazione è stata tanto più grave in quanto si è risolta in un danno per l’associazione (che è stata accusata calunniosamente di fatti totalmente falsi) ma, peggio ancora, in un danno per il Direttore della testata, che ne deve assumere le responsabilità per omesso controllo, e in un danno per gli ignari lettori de il Giornale, che sono stati ingannati con notizie del tutto infondate. Ma fin qui saremmo in una normale dialettica cui si assiste tutti i giorni sulla stampa, tra giornalisti e cittadini o enti.
Quel che risulta davvero incomprensibile è che costui anziché ammettere onestamente il grave errore commesso e darne notizia ai lettori a tutela dei loro diritti (oltre che dei nostri) è arrivato a «perdere la brocca», dimostrando anche uno scarso equilibrio che è particolarmente pericoloso in chi gestisce l’informazione. Ora, poi, lo stesso giornalista, evidentemente assillato dall’essere stato colto in clamoroso errore e disinformazione fornita ai suoi lettori, tenta in tutti i modi di trasformare la questione, che è una banale questione di difetto di informazione, in una questione «politica», tentando di portare l’attenzione dei lettori (e probabilmente del Direttore del giornale) dalla scorrettezza professionale a una sorta di tenzone politica del tutto risibile.
Su tale ultimo aspetto gradirei che Lei ricordasse al suo collaboratore che, in coerenza con una linea decisa dall’associazione da tempo, ho accettato di prestare la mia candidatura sia al Governo Prodi alle ultime elezioni, che al Governo regionale Storace in quello precedente e il programma della Lista Consumatori cui ho aderito volentieri (che non ha assolutamente nulla a che fare con l’associazione Codacons) era sempre lo stesso che ieri piaceva al suo giornalista, e oggi non piace più. Senza andare troppo fuori tema Le chiedo la cortesia di dare ospitalità sul suo giornale alle integrali esternazioni del suo collaboratore che le riallego in copia (all. 1) e, se lo ritiene, anche alla nostra garbata replica. Ritengo che con questa il confronto, almeno per noi, possa ritenersi chiuso, salvo mai graditi seguiti eventualmente necessari in altre sedi.
Avv. Carlo Rienzi
Presidente Codacons