BOTTA E RISPOSTA

Egregio direttore,
la lettera che secondo avrei inviato a Craxi l’11 dicembre 1989, secondo l’editoriale da lei pubblicato, in data 22 agosto, è apocrifa. È una lettera che io non ho mai scritto.
La invito formalmente a pubblicare questa rettifica con adeguata evidenza. Se Facci dispone dell’originale di questa lettera apocrifa, sono ovviamente disposto a ogni confronto per verificarne la falsità.
Cordiali saluti.



Egregio Bassanini,
come si dice: prendiamo formalmente atto. Ma con informale riserva. Il Giornale, dal luglio al settembre 2003, ebbe a pubblicare una serie denominata «craxiana» (curata dal sottoscritto) dove pubblicammo diverse lettere inviate a Bettino Craxi oltretutto da Norberto Bobbio, Giuliano Amato, Lamberto Dini, Paolo Mieli, Gianni Baget Bozzo, Giorgio Benvenuto, Marco Pannella, Cesare Romiti, Francesco Rutelli, Francesco Alberoni, Don Antonio Mazzi, Achille Occhetto, Luigi Ramponi, Carlo Ripa di Meana, Gustavo Selva, Adolfo Beria di Argentine, Mario Chiesa, Mauro Del Bue, Giacomo e Pietro Mancini, Walter Pedullà, Nicola Trussardi, Bruno Visentini, Giulia Crespi e addirittura Ronald Reagan.
La pubblicazione ebbe un prevedibile risalto. Di tutti i menzionati, lei è in assoluto il primo a smentire. La pubblicazione delle citate lettere, a ogni modo, generò una polemica che divise il sottoscritto da Vittorio Bobo Craxi e dalla Fondazione curata da Stefania Craxi: per questa ragione, visti alcuni reclami circa il materiale in mio possesso, dopo la pubblicazione preferii non trattenere gli originali di queste lettere, che per inciso mi furono date da Bettino Craxi in persona. Alcune non erano state neppure aperte. Altre, in particolare di Francesco Cossiga e Marco Pannella, scritte a mano e corsivo sbrigativo, non furono pubblicate perché la loro brevità era concorrenziale alla Ricerca del tempo perduto di Proust.
Nel caso della Sua lettera, o a Lei attribuita, ricordo perfettamente che era scritta a macchina su carta intestata del Parlamento: dubito che una verifica sull'originale, ergo, distoglierebbe alcuno dalle proprie convinzioni. È una polemica in cui non m'importa davvero nulla d'infilarmi, le dirò: dunque è Sua facoltà dichiarare apocrifa quella lettera ed è mia facoltà mantenere tuttavia, su di essa, le mie personali convinzioni.
In altre parole: Lei ha diritto a rettificare ufficialmente e io ho diritto di non crederle.