Botta e risposta su Croce e Laterza

Le case editrici sono imprese complesse e il rapporto tra editore e intellettuale è sempre difficile e tanto più lo fu nel caso di Giovanni Laterza, che tra Nitti e Bovio, si scelse come consigliere - retribuito anche quando la Critica era in rosso - un filosofo come Croce. Laterza paragonò il loro rapporto a quello tra suocera e nuora, «la suocera molto imperiosa, ma anche la nuora, pur sottomessa e affezionata, risentita la sua parte». Tra i due vi furono scontri, con Croce, ossessionato da un fallimento del suo editore, sempre pronto a dare «lezioni di vita» e a intervenire nella gestione tecnica dell’azienda, e Laterza svelto a ribattere con risposte educate, ma pepate, e capace anche di varare la «Biblioteca esoterica», osteggiata da Croce. La tensione aumentò allo scoppio della Grande Guerra, nel ’14. Laterza era convinto - gli scriveva il 24 agosto 1914 - che «l’Italia dovrebbe entrare nel conflitto delle nazioni oltre che per salvaguardare i propri interessi avvenire per sollecitare la soluzione. La Germania comincia a sentire il bisogno di illusioni, come sarebbe la presa di Bruxelles, e se va avanti di questo passo in meno di un mese sarà liquidato l’impero. Quasi ugual sorte conviene subisca l’Austria, per cui è necessario che l’Italia c’entri in tempo». Laterza era vicino all’interventismo di Gentile. Croce rispose irritato a Laterza, criticando le sue spese eccessive e addirittura consigliandogli un socio tedesco. «Un bravo tedesco riflessivo, ecco ciò che vi bisogna». Il 28 agosto, la nuora risentita ribatté: «Non si ha un concetto esatto del mio carattere quando si pensa di darmi un socio, e straniero per giunta! Avrei bisogno piuttosto di un buon commesso». E lo pregò di «non occuparsi del procedimento economico di questa Casa». Croce temeva una sconfitta e visse male la guerra. Nel ’18 ricominciò ad aver fiducia nell’Italia e propose a Gentile una «Collana storica», perché tutta la storia d’Italia doveva essere riscritta. Dopo la vittoria, contro per il trattamento riservato all’Italia a Versailles, arringò gli Alleati: «Tanto il mondo è instabile, e instabilissimo è quello che è stato costruito a Versailles. Anche dall’Austria l’Italia dové subire oppressioni e umiliazioni; ma l’Austria poi se l’è trovata contro, e ne ha ricevuto il colpo mortale». Forse il merito di questo cambiamento era un po’ anche di Laterza, che gli aveva tenuto testa.
(autrice di Croce, Laterza e la cultura europea, Il Mulino, 1984)

Le precisazioni di Daniela Coli non modificano il quadro di subordinazione di Laterza nei confronti del filosofo. In materia politica non credo poi che Croce avesse bisogno delle lezioni del suo editore.
Eugenio Di Rienzo