Botta e risposta sulla crisi del mercato discografico

Francesco Gambaro

Il suo brano «I bambini fanno ooh..» gli ha regalato un ampio consenso di pubblico e critica. Sarà lui, Povia, a chiudere oggi (18.30) alla Fnac i cinque giorni di «Festa della musica» presentando dal vivo l'album «Evviva i pazzi... che hanno capito cos'è l'amore». Ieri, invece, alla Fnac si è parlato di musica e mercato discografico con un dibattito («Musica è cultura») che si è svolto contemporaneamente a Milano, Napoli, Torino, Verona e Genova nell'ambito della «Giornata Europea della Musica» organizzata anche da Audio Coop e Mei (Meeting delle etichette indipendenti). Al centro della discussione moderata da Lucia Marchiò, la proposta di abbassare l'Iva che grava sui dischi. Chi si recherà oggi alla Fnac potrà, infatti, acquistare i Cd sgravati dall'Iva. Ma per Roberto Giannini, presidente associazione culturale Metrodora, «quello dell'Iva non è il problema più grande che attanaglia il mondo della musica attuale. Il fatto è che un Cd costa troppo: 22 euro è un prezzo che ormai non è più alla portata dell'italiano medio, a meno che uno non sia un “feticista”. Così, mentre Enrico Capuano (Audio Coop Lazio) parla apertamente di crisi, Massimiliano Lussana, caporedattore del «il Giornale» non è sulla stessa lunghezza d'onda: «Parlare di crisi è esagerato. I dati sul mercato discografico dimostrano che quest'anno sono andati bene sia dischi destinati a un pubblico over 40, sia dischi che mai ci saremmo aspettati in classifica. Mercati che prima erano considerati di nicchia oggi stanno diventando mercati veri».

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