Botte e paura, video inchioda i ras del Corvetto

L’ultima «impresa» a settembre: il pestaggio di un cinquantenne, che è rimasto in fin di vita un mese

Difficile trovare aggettivi per i quattro delinquenti che avevano scambiato Corvetto per loro regno, in cui imporre obbedienza e rispetto con le buone, raramente, o con le cattive, più spesso. Adolescenti, o poco più, capaci di scatenare raptus di violenza tanto bestiale quanto gratuita da far venire in mente Arancia meccanica, celeberrimo film di Stanley Kubrick. Come descrivere altrimenti l’agguato a un cinquantenne che rimarrà invalido a vita o il pestaggio di un uomo senza una gamba con la sua stessa stampella. Alla fine, tassello dopo tassello, gli investigatori della mobile sono venuti a capo delle indagini e fermando i quattro, ora accusati di tentato omicidio.
Corvetto del resto non è mai stato un quartiere facile, ci abita tanta brava gente, ma anche famiglie disgregate, con figli a dir poco difficili. Come Antonino Penna, il capobanda, di 21 anni, Emanuele Rinaldi, 20, Michele Manieri, 19, e il loro amico di 17. A fine estate, un paio di loro stanno facendo gli sbruffoni, con i loro scooter sui marciapiedi. Fino a quando incrociano Renzo A., 52 anni, che li redarguisce. Renzo del resto è un tipetto tosto, non si fa certo impressione da un paio di sbarbati. Che provano a sfidarlo ma le buscano di santa ragione. Tanto che nella mischia perderanno il casco, portato a casa dal cinquantenne a mo’ di trofeo.
Umiliati così davanti a tutti? Troppo per i ras del quartiere che il 9 settembre tendono un agguato all’uomo, pestandolo selvaggiamente. Alla fine lo lasceranno sul marciapiede con la testa rotta. Finisce in ospedale, reparto rianimazione, in bilico tra la vita e la morte per un mese. Ora si va riprendendo e si salverà, anche se con danni cerebrali irreparabili.
Gli investigatori si mettono al lavoro, portano in questura mezzo quartiere, sentono parenti e amici della vittima. Viene fuori la vicenda della prima scaramuccia. Poi il pezzo di un parabrezza da scooter (appartenente al minorenne) con il pass dell’autodromo di Monza. Infine i fotogrammi delle telecamere a circuito chiuso di una banca. Qualche ulteriore tassello e si viene a capo dei quattro nomi. Per primo viene identificato il minorenne, arrestato il 2 ottobre, poi Manieri. Gli ultimi due vengono arrestati in provincia di Roma, dove si erano rifugiati dopo aver che l’aria si era fatta pesante per loro. Scegliendo il rifugio sbagliato: l’abitazione di un parente dove Penna aveva scontato una detenzione domiciliare: fin troppo facile andarlo a cercare lì.
Adesso sono tutti in carcere e in queste ore verranno interrogati dal magistrato. E intanto si scava nel loro passato. Hanno qualche precedente per reati contro il patrimonio, ma poca cosa: il loro profilo criminale è decisamente inesistente. Spaventosamente lunga invece la sfilza di aggressioni, pestaggi, prepotenze di cui sono stati protagonisti. Episodi in cui hanno manifestato tutta la loro arroganza, prepotenza ma soprattutto vigliaccheria: le loro vittime erano infatti sempre sopraffatte dal numero, come Renzo A. o impossibilitati a difendersi perché handicappati, come il mutilato. L’episodio più eclattante il 3 maggio quando Penna, poi arrestato, e Rinaldi, solo denunciato, insieme ad altri degni compari, aggredirono un paio di vigili urbani, colpevoli di aver fermato uno di loro in sella a uno scooter. Salvo poi fuggire all’arrivo dei rinforzi. Dei veri eroi.