Botte, minacce e ricatti Quando recitare è una guerra

Lite sul set e sul palcoscenico, magari con contorno di sberle e quant’altro. Non è proprio una novità. Anzi, si direbbe un grande classico dell’attività registico-attoriale. E se si dovesse fare una casistica, il sacro fuoco della recitazione si trasforma in rabbia soprattutto in due situazioni tipo (entrambe dense di dinamiche «freudiane»): il rapporto attore-regista e il rapporto tra «lui» e «lei» al centro della rappresentazione. Nel caso dello scontro edipico tra il Padre-regista e il figlio-attore restano emblematici gli eterni dissidi tra Werner Erzog e Klaus Kinsky. Si urlarono addosso insulti per tutta la vita, pur essendo assolutamente simbiotici, e secondo le leggende del cinema almeno un paio di volte si arrivò alle armi da fuoco. Durante le riprese di Aguirre, furore di Dio, Kinsky cercò di svignarsela dalla foresta. Scoperto da Erzog, pare si sia visto puntare addosso una doppietta: «Questo fucile ha due colpi, uno per me e uno per te...». Kinsky rimase. Nel caso di Fitzcarraldo si favoleggia di una lite con pistola. Quel che è certo è che gli indios che recitavano nel film chiesero a Erzog se potevano fargli il favore di uccidere Kinsky. Lui declinò.
Ma senza arrivare a questi eccessi i registi dalla sberla facile sono tanti. Solo per restare in Italia Arnoldo Foà ha ammesso candidamente di essere un fan della sberletta pedagogica: «I giovani sono spesso supponenti. E allora mi piace dar loro qualche scappellotto. Per aiutarli a crescere, professionalmente». Della stessa idea pare secondo la leggenda essere Gabriele Muccino. Lui ha sempre smentito - «Al massimo un paio di schiaffetti sulla guancia al momento opportuno» - ma sul set di Baciami ancora pare che tra gli attori fosse gara aperta a chi ne avesse prese di più (Accorsi pareva certo di essere lui il vincitore). Invece nel settore liti tra un «lui» e una «lei» che giocano entrambi a fare la prima donna o che mettono in piedi una situazione di “coppia” esplosiva siamo di fronte a una casistica sterminata. Nel famoso Via col vento Vivien Leight e Clark Gable fecero scintille tutto il tempo. Cioè le fece soprattutto Vivien, che accusava il suo partner cinematografico di avere un alito mefitico e non sopportava l’idea di baciarlo (portava anche la dentiera). Ma non ci badò quasi nessuno: sul set litigavano tutti e i registi (si alternarono George Cukor, Victor Fleming e Sam Wood) cadevano in depressione o se la davano a gambe. Quanto a Richard Burton e la Taylor la loro miscela di odio e amore ha incendiato più di un film. Una diceria vuole invece che sul set di A qualcuno piace caldo la Monroe e Tony Curtis se le dicessero di santa ragione. Circolò a lungo la voce che Curtis avesse detto che baciare la bionda fosse come «baciare Hitler».
Certo poi ci sono le molestie belle e buone, e lì si entra in una zona molto più scabrosa e oscura. La stessa Marylin Monroe a inizio carriera fu ripetutamente ingannata e molestata, addirittura da un finto produttore.