Botte da orbi e feriti nella guerra fra baby-gang rivali

Teenager in erba e botte da orbi a Cogoleto. L’appuntamento, come nei migliori film western, è alla stazione, visto che la maggior parte dei componenti delle due due baby-gang che venerdì pomeriggio hanno messo a ferro e fuoco Cogoleto non ha neanche raggiunto l’età del patentino. Convoglio delle 16,01 proveniente da Genova-Prà: una trentina di ragazzi scende dalle carrozze. Ma neanche il tempo di mettere piede fuori dallo scalo ferroviario che si trovano di fronte un centinaio di coetanei ad aspettarli in Piazza Martiri della Libertà. Ed è lì che inizia il martirio. Perché che non si sia trattato di un comitato di accoglienza lo si capisce dai referti medici del pronto soccorso dell’ospedale San Martino: denti spaccati, costole incrinate e un naso rotto. Mentre per i più fortunati il capolinea è di nuovo alla stazione. Ma questa volta dei carabinieri di Arenzano coi genitori che uno dopo l’altro hanno fatto la fila fino alle nove di sera per recuperare i propri (e le proprie) combattivi pargoli. E se il giorno dopo Cogoleto si interroga sull’accaduto, la preoccupazione maggiore è capire le ragioni dello scontro. Chi parla di un conflitto nato sul campo da pallone. Chi ritiene che alla base ci sia un atto di bullismo. Bisogna entrare nel sottobosco degli under 14 per capire, e soprattutto carpire un nome. Di ragazza, naturalmente. Una piccola stella praese (o prain, direbbero i vecchi della delegazione) combattuta tra due cuori, uno paesano e uno cogoletese.
Il nome di lei inizia a rimbalzare tra Prà e Cogoleto: sms, messaggi, Facebook, Twitter. Fino a quando il ragazzo di Cogoleto decide che è l’ora di agire. Ripone l’i-pod e alza le mani per darle di santa ragione al contendente. La reazione da Prà non si fa attendere con un piccolo gruppetto di ragazzi che in trasferta a Cogoleto attende davanti alla scuola media il focoso (e facinoroso) corteggiatore per avere spiegazioni e scuse. Ma all’appuntamento li aspettano spintoni e insulti. Insomma «buscano alla grande», raccontano alcuni alunni. «Torniamo domani», è il grido dei prain umiliati che chiedono vendetta. Arruolano un esercito di una trentina di alunni e, tempo di lasciare lo zaino a casa e buttare giù un boccone, sono già sul treno. Ma il secondo round per loro finisce ancora peggio visto che i cogoletesi sono almeno il triplo. Bastoni, cinture (c’è chi giura di aver visto anche coltelli) tra la folla di mamme e bambini attoniti di fronte alla scena di guerriglia che si disperde solo al suono delle sirene delle auto dei carabinieri guidate dal maresciallo Gaetano Cariello. Ma nel cercare di sfuggire alle forze dell’ordine, ancora una volta i ragazzi di Prà hanno la peggio. Perché se i locali riescono a rintanarsi in casa a insaputa dei genitori, 15 prain vengono beccati alla fermata del pullman e si guadagnano l’ultimo viaggio gratis, ma questa volta su una Gazzella dei carabinieri.