Bottega del caffè Goldoni a Borgio rende anche meglio

Il giudizio della maggior parte delle commedie di Goldoni tende a basarsi assai più sull'opportunità del comportamento che sul rigore intimo della coscienza, ma ne «La bottega del caffè» l'analisi sociale prende un particolare spicco e si apparenta a temi tipicamente illuministici nelle sue considerazioni. Così la vicenda di due matrimoni in crisi le cui fila sono tenute dal caffettiere Ridolfo che prende a cuore sia la sorte del giovane mercante Eugenio che quella di sua moglie Vittoria, è pretesto per approfondire particolari psicologie e comportamenti. La regia di Antonio Zavatteri è fedele a questo Goldoni rinnovato, così presenta un Ridolfo maturo e coscienzioso che aiuta Eugenio e Vittoria a ritrovarsi e trovare nell'amore il caldo rifugio che tiene lontani dalle tentazioni. La scenografia che riprende una tipica piazzetta di un calle veneziano, senza dubbio più efficace all'interno di Piazza S. Ambrogio a Borgio Verezzi, dove l'estate scorsa è stato presentato in anteprima lo spettacolo, che sul palcoscenico del Duse, come spiega il regista, viene reinventata per rifuggire le forme stereotipate della commedia settecentesca. Così come la recitazione fresca e poco manierata dà un tono giovane alla commedia che altrimenti potrebbe presentare i caratteri di un'opera datata. Bravi gli attori della Compagnia Gank, tra i quali indubbiamente viene fuori Alberto Giusta nel ruolo di Ridolfo. Messo in rilievo il personaggio di Don Marzio , il cui ruolo è sostenuto dall'attore-regista Filippo Dini.