Il botteghino genovese premia ancora la fantasia

Nicole Kidman non trova un ruolo adatto al suo perfezionismo, «Romanzo Criminale» ha qualche pecca, ma i più visti restano i film per ragazzi

Viviana Persiani

La prima sensazione, sulla sigla di chiusura di Vita da strega, è che sia stata un’occasione sprecata. Peccato, perchè le premesse c’erano tutte per un buon prodotto: la Kidman nei panni della strega per amore, il successo della serie che ancora oggi è alimentato da numerosi nostalgici, una buona promozione. Invece, si capisce quasi subito che qualcosa fatica a quadrare. Il film regala pochi momenti davvero esilaranti perdendosi in una trama lenta, scontata, per non dire noiosa. La Kidman è sicuramente una bravissima attrice, forse la migliore in circolazione; però, non tutte le parti le si addicono. Lei è perfezionista, brava, ma in questa pellicola ha il demerito di non trasmettere calore, di non far «innamorare» del suo personaggio. Che è poi la chiave di tutto: se non gira lei, è difficile sperare in Will Ferrell per uscire soddisfatti dalla sala. Se si pensa, poi, ai recenti passi falsi degli improponibili Birth-Io sono Sean e La macchia umana forse è il caso che la Kidman si concentri meglio nella scelta dei futuri copioni. Quanto all’atteso Romanzo criminale, uno dei film più attesi della stagione, va senza dubbio premiato, anche se con qualche piccola riserva. La storia della Banda della Magliana e, in particolare, dei suoi protagonisti, ovvero Il Libanese, il Freddo, il Dandi viene restituita da Michele Placido attraverso un film che, nonostante la durata (oltre due ore e mezza), non annoia mai. La bravura del regista è di non aver trasposto sul grande schermo la classica fiction televisiva poliziesca ma di aver assemblato al meglio un gruppo di attori italiani ispirati tra i quali spicca la bravura di Pierfrancesco Favino, una spanna sopra tutti. Certo, la carne al fuoco che sviluppa Placido è tanta e forse, in alcuni momenti, prevale la sua voglia di riscrivere la storia, come nel caso della strage di Bologna. La colonna sonora emoziona (Bambola di Patty Pravo o Io ho in mente te degli Equipe 84) e lo spettatore esce dalla sala riflettendo, ragionando su fatti che sembravano confinati in un angolo remoto della nostra mente; ma importanti, eccome, per spiegare e capire la nostra storia più recente. L’impero dei lupi conferma che i buoni thriller non li sanno fare solo gli americani. I francesi, infatti, si stanno confermando una buona scuola, nella scia di successi, di critica e pubblico, come I fiumi di porpora o Vidocq. La pecca, se una va trovata, ne L’impero dei lupi, diretto da Chris Nohan, è che se avete letto il libro, troverete delle anomalie. Anne Heymes (Arly Jover), moglie di uno dei più alti funzionari del Ministero degli Interni, soffre di terribili allucinazioni e di attacchi d’amnesia. Nel contempo, un capitano di polizia deve risolvere il caso dell’assassinio di tre donne di origine turca , tutte orrendamente mutilate, che lavoravano nello stesso laboratorio clandestino. Per risolvere le indagini, bisogna infiltrarsi tra gli immigrati turchi che popolano il quartiere; viene incaricato Jean-Louis Schiffer (Jean Reno), uno che ha la fama di poliziotto corrotto.
I film più visti a Genova nell’ultima settimana:
1) La fabbrica del cioccolato; 2) Vita da strega; 3) I fantastici 4; 4) Madagascar; 5) L’impero dei lupi; 6) La bestia nel cuore; 7) Romanzo criminale; 8) I giorni dell’abbandono; 9) Good Night, and Good Luck; 10) Cinderella Man.