Bottigliate al capotreno

Una bottiglia sulla nuca e poi il buio. Il risveglio in ospedale con un gran malditesta e diciannove giorni di riposo assoluto. Causa: trauma cranico.
Succedeva circa un anno fa, su un treno pendolari che collega una delle linee più frequentate della Lombardia. «Era pieno giorno - racconta la vittima, un capotreno che vuole mantenere l’anonimato - quel convoglio è frequentato soprattutto da studenti perché arriva a Milano per le 14». Quel giorno sul treno erano in due: «Il controllore mi aveva chiamato perché aveva beccato un ragazzo di vent’anni senza biglietto».
Ordinaria amministrazione, avrà pensato il ferroviere. E invece no. «Gli abbiamo fatto la multa e lo abbiamo invitato a scendere alla stazione successiva, sembrava tutto normale». Fino a quando il giovane non ha perso la testa «forse perché ha visto la Polfer - racconta il capotreno - e magari si è sentito braccato». È successo tutto in pochi secondi: «Aveva in mano una bottiglia di una bibita gassata, non ricordo quale fosse, so solo che me l’ha lanciata sulla nuca. Poi il buio».
Una storia come tante, l’ennesima aggressione ai danni del personale di bordo che ogni giorno collega le città lombarde. «Molti miei colleghi ne hanno vissute di simili - continua - un amico, ad esempio, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi e ha rimediato una frattura allo sterno, ad un altro hanno sfregiato il viso con un coltello. Poi ricordo ancora un caso di rissa, finito con un capotreno con la mandibola rotta». Aggressioni diverse, ma non troppo. Poco importa se i carnefici abbiano la pelle scura o i tratti di giovani bulletti milanesi, la realtà non cambia: «Quando esco di casa la mattina, la mia preoccupazione più grande è quella di riuscire a tornare a casa».