Bottiglie vietate dopo le 21: dalle Colonne alla Darsena si allarga la movida di carta

Il Comune potrebbe aggiungere alla lista anche la zona di viale Montenero

Dopo Navigli, Colonne di San Lorenzo e Stazione Centrale, presto pure in viale Montenero i giovani potrebbero rassegnarsi a una «movida di carta». Il Comune sta pensando di estendere anche lì il divieto di vendere bevande in bottiglia dopo le 21. Un esperimento per contenere se non nel numero l’invasione di quei 5mila ragazzi che ogni mercoledì si radunano vicino al locale Mom - mettendo a dura prova il sonno dei residenti e il traffico -, almeno la quantità di «resti» che lasciano sparsi in tutta l’area finita la baldoria. «Vale la pena provare», ammette il vicesindaco Riccardo De Corato, che ieri insieme all’assessore comunale alle Attività produttive Tiziana Maiolo ha annunciato che intorno alle Colonne e ai Navigli si allarga la mappa delle strade off limits per le bibite e alcolici in vetro. L’ordinanza del sindaco è stata infatti anticipata alle 21 anche ai Navigli (prima scattava a mezzanotte) ed estesa a nuove vie della zona Darsena-XXIV Maggio. Il problema, ammette De Corato, è che «i gestori delle Colonne rispettano effettivamente il divieto, i vigili hanno fatto parecchi controlli in borghese e non hanno riscontrato irregolarità. Ma i giovani vanno a procurarsi le bottiglie nelle vie dove la vendita non è vietata». Ecco dunque che la minaccia di multe e sospensioni della licenza si allarga a macchia d’olio, da via De Amicis a piazza Sant’Eustorgio, per citarne qualcuna, o da via Carroccio a via Gorizia, corso Colombo, via Conca del Naviglio. Per chi non rinuncia proprio al vetro, insomma, gambe in spalla perché ci sarà da camminare parecchio.
L’ordinanza - come in Centrale, ai Navigli e alle Colonne - sarà in vigore fino al 31 ottobre, dalle 21 fino all’orario di chiusura. «L’estensione del provvedimento - afferma l’assessore Maiolo - non ha un carattere punitivo nè proibizionistico, la nostra intenzione è tutelare quelle vie della città che sono state violate da cittadini incivili, incapaci di vivere nel rispetto delle regole». E il vicesindaco spiega che la scelta delle strade è stata decisa sulla base di segnalazioni dei residenti alla polizia municipale, che ha eseguito sopralluoghi e interventi. C’erano «problemi di degrado, che aggravano i costi di pulizia - afferma - ma anche di ordine pubblico come risse, violenze, disturbo della quiete».
La strategia del Comune è quella di estendere progressivamente l’area del divieto dove già esiste. All’Arco della pace, ammette il vicesindaco, «non c’è un problema di questo tipo. In stazione c’era e dopo l’applicazione dell’ordinanza abbiamo riscontrato che funziona perfettamente».