Bottini: «Adesso mi riprendo il mio posto in Casa»

Federico Marchi

Erano i primi giorni di dicembre del 2003 quando Giovenale Bottini rassegnò le dimissioni da sindaco di Sanremo. Da allora sono trascorsi quasi tre anni in cui Bottini si è isolato, cambiando anche casa e andando a vivere a Ospedaletti. Un lungo silenzio rotto dopo la sentenza del tribunale, che lo ha assolto dalla pesantissima accusa di corruzione ricevuta a seguito della maxi inchiesta sull’Accademia della Canzone. Sanremo intanto, con le elezioni anticipate, è stata conquistata dal centrosinistra con un voto inevitabilmente condizionato dalla vicenda giudiziaria.
Bottini, quali sono le sue sensazioni il giorno dopo la sentenza di assoluzione?
«Sono tornato ad avere quella sensazione di essere un uomo onorato da tutti, anche se non mi è mai mancata la vicinanza della mia gente in questi tre anni di disperazione».
Come ha vissuto questo periodo?
«Male, malissimo, perché quando a una persona si tenta di togliere l’onore è la cosa più brutta che possa capitare. Ora mi sembra che il cielo sia più sereno e la vita sia ancora più bella. Devo innanzitutto ringraziare la mia famiglia e quella santa donna di mia moglie che ne ha viste davvero di cotte e di crude... (la voce a questo punto viene rotta da un momento di commozione)... poi i miei bambini, i miei nipoti e tutti gli amici che mi sono stati vicini».
In quei giorni di dicembre del 2003, quando si sei dimesso da sindaco di Sanremo a causa dell’accusa di corruzione, come si sentiva?
«L’avevo presa veramente male, non avevo più voglia di niente. Sono sempre stato uno che si svegliava felice ogni mattina, da allora invece ho avuto dentro una tristezza che mi provocava un dolore fisico. C’è stato un momento che ho addirittura pensato a un gesto estremo, per fortuna non l’ho fatto, guai se avessi preso una decisione stupida. Oggi avrei un doppio danno perché sarei uscito dal processo e nessuno adesso avrebbe potuto dire che sono una persona per bene, sarebbe stata davvero una beffa».
Ha rancori verso qualcuno?
«No, ormai con l’età e l’esperienza sono diventato più saggio e non porto acredine verso nessuno, sono veramente un uomo tranquillo. Adesso è finita, sono contento e felice».
Alla luce di come sono andate le cose, potendo tornare indietro di tre anni, darebbe di nuovo le dimissioni?
«Sì, certamente, su questo non c’è dubbio. Chi amministra tanti miliardi ogni anno deve essere considerato dalla sua gente come un sacerdote. Quando vengono insinuati dei dubbi è giusto per un gentiluomo come me sparire, e così io ho fatto, sono sparito anche dalla città e sono andato a vivere a Ospedaletti».
E adesso?
«Adesso sono un uomo che ricomincia a girare per Sanremo a testa alta, altissima. Non farò più il pensionato piangente che stava in disparte, e invece di andare a fare la spesa alle 13.30, per non vedere nessuno, ci andrò alle 16. Ho avuto manifestazioni di affetto incredibili. Mi ha fatto anche molto piacere ricevere una lunga telefonata del nostro presidente Silvio Berlusconi».
Berlusconi? E cosa le ha detto?
«Beh siamo stati al telefono per più di mezzora. Ha detto che ci dobbiamo incontrare per parlare».
Parlare di cosa?
«Non lo so, se Berlusconi ha un giardino dove bisogna curare le banane, andrò a fare il giardiniere di Berlusconi (ride). No seriamente, vedremo, basta che sia una cosa positiva e che sia di servizio, come ho sempre fatto».
Ma quindi ci sarà ancora la politica nel futuro di Bottini?
«È prematuro per dirlo, non lo so, non mi sono ancora posto il problema».
Le piacerebbe tornare a fare il sindaco di Sanremo?
«Sanremo ora ha un sindaco ancora per qualche anno, cui auguro buon lavoro, perché Sanremo rimane sempre la mia città e i sanremesi la mia gente».
Però immaginarsi di nuovo seduto dietro la scrivania del primo cittadino che effetto le fa?
«Un effetto ottimo, anche perché credo che ora la gente mi voglia ancora più bene, però l’ho già fatto per più di otto anni, Sanremo ha persone che possono fare il sindaco come me e anche meglio. È un problema che non mi pongo. Ma...».
Ma?
«Ma non permetterò che il prossimo candidato sindaco non venga concordato con me. Non è arroganza ma è solo una cosa che la Casa delle Libertà mi deve. Se sarà una persona giusta allora avrà la mia benedizione, ma dovrà essere davvero la persona giusta».