«Botto causato forse dal flacone di profumo»

«Mai sentito di una candela che esploda, la cera non ha nulla al suo interno che possa trasformarsi in un ordigno». Paolo Cardillo, direttore scientifico della Stazione sperimentale per i Combustibili di San Donato è scettico in merito alla prima ipotesi formulata per spiegare l’esplosione del cero. «Premetto che per dare un giudizio con un minimo di rigore scientifico dovrei sapere esattamente cosa è successo, intendo sapere quali operazioni ha fatto la donna poi analizzare materiali e oggetti. Altrimenti rischio di fare delle affermazioni poi smentite nel giro di poche ore. Detto questo però va precisato che per avere una esplosione c’è bisogno di comburente, l’aria, un innesco, la fiammella accesa, e infine il combustibile. E in questo caso l’unico “combustibile” che vedo a disposizione è la bottiglia di profumo, che, come è ben noto, ha una certa base alcolica. Pertanto se devo azzardare un’ipotesi, immagino che la bottiglia sia stata aperta, con i vapori in prossimità della candela». Cardillo quindi prova a ipotizzare che nell’area attorno al cero fosse presente una miscela infiammabile, innescata dalla fiammella del cero. Quindi quando la donna ha versato l’acqua, la fiammella, prima di spegnersi sia come espansa, incendiando la miscela «profumata». Un ritorno di fiamma ha poi acceso il profumo fin nella bottiglietta, andata così in mille pezzi ferendo la povera signora.