È un botto? No, per ora è un tonfo

Diciamo subito una cosa: Christian Poulsen non è una sòla, come tanti vorrebbero farlo passare. È un mediano tosto, tutta grinta e corsa. Un Furino biondo. Ci sarà utile, ne sono convinto. Sapere poi che due signori come Totti e Kakà lo soffrono maledettamente depone ancor più a favore sulle sue qualità da mastino di centrocampo.
Ciò premesso, le perplessità rimangono. Ma sul mercato juventino. In una parola: incomprensibile. Fin dall'inizio, quando ci si è svenati per portare a casa un altro attaccante - seppur di spessore, come appunto Amaurì - quando a necessitare di puntelli erano altri reparti. Ci si è poi dedicati al centrocampo, puntando dritti su un regista, un play della trequarti. È iniziato così il balletto Xabi Alonso-Aquilani, entrambi indicati dal tecnico Ranieri. Il basco per l'esperienza, il romanista per la giovane età e la crescita in prospettiva futura. Tutti e due molto cari, ma per il romano il Cda bianconero sembrava pronto alla follia (25 milioni) pur di portarselo a casa. Poi, il cambio di rotta sul serbo Stankovic, capace di innescare un cortocircuito all'interno della tifoseria.
La dirigenza Juve non resta indifferente agli umori di piazza, però non molla la presa sull'interista, giudicato sempre da Ranieri «centrocampista universale». Quando l'accordo sembra a un passo si sterza su Poulsen, giocatore con caratteristiche del tutto differenti dagli altri tre opzionati. Pure lui indicato da Ranieri, capace in un mese soltanto di disegnare tre Juve diverse. Già scottati dal doppio flop Tiago-Andrade fortemente voluti l'anno scorso proprio dall'allenatore, perché continuare a fargli fare il mercato? È tafazzismo spinto.
Alla fine, per questioni di tempi (preliminari di Champions in avvicinamento) e di denari, si è chiuso per il danese. Quindi per una Juve con tanti muscoli e poco fosforo, tipo quella del Lippi 2 o del primo Trap (che scambiò Capello col carro armato Benetti). Vinsero entrambe lo scudetto, però potevano contare su organici altamente più qualitativi di quello dell'attuale Juve. Trezeguet dixit.
Con la scelta di Poulsen si sarà pure salvaguardato il bilancio, ma allora ci devono spiegare perché i soldi per arrivare ad Aquilani c'erano e adesso si è virato sul danese perché a Liverpool chiedevano troppo per Alonso. C'è qualcosa che non torna.
Inoltre, il risparmio è relativo: l'anno prossimo Poulsen sarebbe andato a scadenza di contratto, liberandosi a zero euro. Si è preferito spendere 10 milioni pur di prenderlo subito, la stessa cifra sulla quale sta ragionando l'Inter per riuscire a portar via Lampard al Chelsea. E tra il danese e quel fenomeno dell'inglese ce ne corre. Alla fine, l'affare vero l'ha fatto solo il Siviglia.
Concludendo: Poulsen può anche andar bene, però il mercato non può chiudersi così. Ci aspettavamo il botto, si rischia il tonfo.