Bouton non si arrende: SocGen sarà più forte di prima

Il presidente fiducioso sull’aumento di capitale

da Parigi

«Il prezzo delle azioni acquistabili con l’aumento di capitale di Société Générale è tanto basso - circa il 40 per cento meno delle attuali quotazioni in Borsa - che i rischi di fallimento dell’operazione sono assai limitati», dicono a Lehman Brothers a proposito della ricapitalizzazione del gruppo bancario francese, che avrà luogo dal 21 al 29 febbraio.
In un’intervista al Financial Times, Daniel Bouton, presidente della banca francese, ha ammesso che «le condizioni del mercato non sono oggi le migliori per un aumento di capitale», ma ha insistito sulla validità della scelta di procedere in quella direzione. Secondo Bouton, Société Générale (SocGen) «uscirà più forte di prima» dall’attuale tempesta. Una tempesta che l’ha scossa profondamente e la cui fine non sembra affatto dietro l’angolo, a parere di molti analisti.
Il giudizio di questi ultimi - all’indomani dell’annuncio ufficiale dell’aumento di capitale per complessivi 5,5 miliardi di euro - è molto chiaro: l’operazione andrà in porto, ma non risolverà i problemi che scuotono attualmente SocGen. Il rischio di un’Opa ostile da parte di una banca concorrente francese o straniera non scompare per il fatto che l’eventuale scalata sarà più onerosa proprio in seguito alla ricapitalizzazione. Quanto ai conti di SocGen, benché il presidente Daniel Bouton si appresti ad annunciare il 21 febbraio un bilancio 2007 in attivo, nessuno può sottovalutare né il buco di 4,9 miliardi di euro provocato dalle speculazioni del trader Jérôme Kerviel (ancora in prigione), né le incognite per l’esposizione del gruppo francese sul terreno dei subprime statunitensi, costato già un deficit di 2 miliardi di euro.
Ieri alla Borsa di Parigi il titolo SocGen ha recuperato una parte delle perdite del giorno precedente, apprezzandosi del 3,45% e chiudendo a 77,16 euro (l’indice Cac-40 è cresciuto del 3,37%). Le perplessità sull’avvenire della terza banca francese, che ha 135mila dipendenti nel mondo intero, restano insomma forti.
Sembra intanto che SocGen abbia rinunciato a proseguire la sua corsa per l’acquisto del 19% della banca pubblica libica Al-Wahda. Il gruppo francese era nella «short list» dei potenziali acquirenti di quella quota, insieme a Intesa Sanpaolo, Arab banking corp, Arab Bank e Attiriwafa Bank. Le altre quattro banche avrebbero presentato un’offerta formale alle autorità di Tripoli.