Alla Bovisa un campo a «luci rosse»

A due passi dalla stazione una baraccopoli con 150 abusivi. Tra i rifiuti materiale pornografico

Il cimitero del porno è in Bovisa, ma stavolta non è un’idea di Sgarbi per dare la scossa alla cultura milanese. Perché di fianco al piazzale del passante ferroviario, lungo il percorso che ogni giorno attraversano gli studenti del Politecnico, ecco una rete metallica squarciata in più punti. Oltre la barriera l’accesso all’ennesima favela suburbana, rifugio per circa 150 rom da sette mesi a questa parte. Lungo il sentiero che porta alle baracche in plastica e lamiera, migliaia di videocassette e riviste dai contenuti inequivocabili. Evidentemente la conversione al digitale ha trasformato questo terreno in una discarica a cielo aperto, in mezzo alle case, in una zona che si vuole rilanciare come moderno «polo delle arti».
Sorpresa non da poco per la commissione comunale Sicurezza in formato trasferta, a metà strada tra ronda padana e indagine sul campo. Un campo nomadi, per la precisione, uno degli 80 accampamenti abusivi spalmati sul territorio cittadino, di quelli che il presidente leghista Matteo Salvini vorrebbe non vedere più. «Ogni volta ci troviamo a ripetere le stesse cose. Dobbiamo dare segnali forti - insiste - le istituzione devono riprendersi gli spazi lasciati al degrado e all’inciviltà. Allora sgomberiamo e radiamo al suolo tutti gli insediamenti irregolari». I consiglieri presenti non hanno nulla da obiettare: come ha scoperto anche Penati la sicurezza non è di destra né di sinistra. «A patto che gli sgomberi siano accompagnati da interventi di recupero delle aree dismesse e degli sfollati», chiarisce Carmela Rozza (Ulivo). Per Aldo Brandirali (Fi), invece, «la questione è trovare una persona che faccia da riferimento unico nelle decisioni in materia di rom e sicurezza e che agisca in maniera tempestiva, senza ostacoli burocratici». Dopo l’estate il prefetto Lombardi riceverà carta bianca grazie al Patto per le città metropolitane. La giungla delle competenze dovrebbe essere aggirata. Per ora basta quella che sorge in mezzo alla baraccopoli della Bovisa, ma che sembra avere le ore contate.
Seconda tappa del tour. Uno stabile di sei piani in via Baldinucci (piazza Bausan), in passato fucina scenografica della Scala, oggi dormitorio dei clandestini, fortino dello spaccio e della prostituzione. Un posto da cui è meglio tenersi alla larga. Peccato che proprio di fronte vi sia l’Istituto Santa Gemma, con le suore a fare le «sceriffe» per proteggere i ragazzi da risse e droga. La misura è colma. La commissione garantisce: «Lo abbatteremo subito per restituirlo alle attività del Politecnico».