In Bovisa la cittadella sanitaria: ci saranno 800 nuovi posti letto

Al Sacco si aggiungono il Besta e l’Istituto dei tumori

Sorgerà alla Bovisa la nuova cittadella della sanità di Milano. Un villaggio ospedaliero che affiancherà al Sacco le nuove sedi degli istituti Besta e dei tumori. Viene quindi definitivamente chiuso nel cassetto il progetto della costruzione della nuova sede del Besta alla Bicocca e si pensa invece di accorpare i poli di specializzazione per creare una vera e propria città nella città in grado di accogliere chi necessita di cure specialistiche. In tutto potranno essere ricoverate 1.300 persone. Riunendo gli ospedali, entro quattro anni aumenterà infatti la disponibilità dei posti letto: se ne aggiungeranno altri 800 ai 500 già disponibili all’ospedale Sacco. L’area dove sorgerà la nuova grande struttura sanitaria milanese è di proprietà dell'azienda ospedaliera ed ha una superficie di 86mila metri quadrati e ulteriori 150mila acquisibili dall’Inps. Questo permetterà di abbreviare i tempi tecnici prima dell’avvio dei lavori, poiché non è necessario alcun cambiamento di destinazione d’uso del terreno. L’opera costerà oltre 400 milioni di euro, 360 dei quali reperibili dai finanziamenti Inail. L’accordo di programma è atteso già per la prossima settimana e si prevede di aprire i cantieri entro la fine del 2007. La conclusione dell’opera è programmata entro il 2010.
«L’insediamento di strutture sanitarie nel quadrante nord di Milano - spiega il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni - va a colmare i bisogni sanitari del contesto in una logica di sviluppo omogeneo dei servizi sull’intero territorio di Milano, in conformità agli indirizzi di programmazione sanitaria».
La creazione di un polo sanitario tra più istituti, secondo Formigoni «ha lo scopo di perseguire importanti economie di scala ed esaltare le peculiarità dei singoli istituti in sinergia con l’università già presente al Sacco».
Unendo le forze, sarà possibile anche ottimizzare le potenzialità dei laboratori clinici e di infettivologia del Sacco, fruire delle tecnologie biomedicali dei tre istituti in modo condiviso, evitare duplicazioni di reparti, ridurre i costi della logistica.
La Lombardia fa passi avanti anche sul fronte delle cure palliative. Il ministro della Salute, Livia Turco, che ieri ha visitato la fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena ed ha incontrato il presidente Formigoni, pensa a un accordo straordinario con le Regioni per promuovere la terapia del dolore. E la Lombardia non si tira certamente indietro. «Le terapie antidolore - spiega Livia Turco - sono molto carenti nel nostro Paese e sono presenti a macchia di leopardo. Sarebbe utile promuovere insieme, governo e Regioni, un programma straordinario. Fare in modo che nessuno sia solo di fronte alla malattia e garantire il massimo delle cure significa realizzare quel secondo pilastro della sanità che è la medicina del territorio. Ovviamente è un lavoro di lungo periodo».
Formigoni lancia un appello perché non sia lasciato in sospeso un lavoro già cominciato e torna a chiedere al ministro della Salute «di dar seguito a quanto prodotto dalla Conferenza Stato-Regioni». Cioè di stendere al più presto un documento sui Lea, i livelli essenziali di assistenza delle cure palliative, che attende di essere esaminato da una apposita commissione nazionale. «La speranza - puntualizza il presidente lombardo - è infatti quella di inserire tra i livelli essenziali di assistenza anche le cure anti-dolore, che attualmente dobbiamo pagare direttamente con le risorse regionali».