In Bovisa il cubo rosa di Pesce

«Come ogni altra attività umana, anche l’architettura ha bisogno di progredire. Mi auguro che questo “Padiglione Rosa” possa far riflettere sull’urgente bisogno di rinnovamento per l’Arte del Costruire, sul rosa come colore del futuro e ricordare ai giovani architetti che l’architettura si realizza con tre fattori indivisibili: l’innovazione del linguaggio e della tecnica e l’utilizzo di nuovi materiali» sostiene Gaetano Pesce che ancora una volta è chiamato alla Triennale di Milano a dare il suo contributo. E questa volta lo fa lasciando un segno «piccolo» ma tangibile con il cuore e la mente rivolta verso il mondo dell’adolescenza, il futuro di domani.
Stasera alle ore 18,30 alla Triennale-Bovisa, data che coincide anche con l’inaugurazione della mostra dedicata a Victor Vaserely, verrà tenuto a battesimo il «Pink Pavillion», un padiglione che ospiterà stabilmente laboratori per ragazzi e bambini legati alle mostre in corso alla Triennale-Bovisa. Più di dieci anni fa fu la gallerista Luisa Delle Piane (Via Giusti 24) a fare conoscere al grande pubblico l’opera del grande artista franco-unghese e successivamente la Triennale guidata da Augusto Morello gli oggetti come vasi e gioielli del noto design in vendita anche presso il book-shoop della sede di via Alemagna 6 che espone anche la biografia completa di Pesce, edizioni Charta.
Il progetto di Pesce in collaborazione con la Chrystel Garipuy, Iwona Mienko, Giuliano Caimi e Paolo Villa, sotto la direzione di Giuliana Annicchiarico con il prezioso sostegno di Massimiliano Riva (ArchLegno) si mostra solo in apparenza come una costruzione sperimentale il cui materiale è fatto di una schiumatura spray creata a misura dell’artista nei laboratori BaySystem Iberia e con la BaySistem Italia; questo sistema consente la rapida costruzione di strutture tridimensionali e leggere ma stabili, una ricerca che Pesce porta avanti da quando si era impegnato in un’intensa attività progettuale, sia in campo architettonico (Stabilimento Lingotto Fiat a Torino, la Casa dei Bambini per il Parco la Villette a Parigi, la Gallery Mourmans in Belgio, San Paolo Tower, Bahia House e il progetto per la ricostruzione del World Trade Center). Ma è con la mostra al Moma di New York «Domestic Landscape» nel 1972 che le opere di Pesce entrano nei musei di tutto il mondo e nelle più preziose collezioni all’insegna dell’architettura trasferita al design. Non è un caso che l’artista nato a La Spezia nel 1939 studiò architettura e industrial design all’Università di Venezia. Da quando si trasferisce a New York nel 1980 la sua presenza in Europa è sempre più richiesta e avere un padiglione intero realizzato da Pesce alla Triennale di via Lambruschini 31 alla Bovisa è di per sé motivo di orgoglio e di sicuro rilancio anche perché la Triennale alla Bovisa si può dire che sia all’interno del Politecnico stesso. Tornando alle esigenze dei materiali adottati da Pesce per questo intervento milanese va detto che la sua ricerca va oltre il cemento armato e le strutture metalliche in quanto l’uso del poliuretano in costruzione va ormai in questa direzione. Precursore e avvenirista Pesce imbottisce con tessuti, mobili e pannelli le sue creazioni e questa volta ha scelto il rosa per i bambini: una verde architettura antropomorfa sulla facciata e sul tetto ospita piante e alberi. Il progetto si inserisce nella lontana tradizione della Triennale che dal 1930 con la Casa elettrica di Figini e Pollini e nel 1933 con un’esposizione dedicata al tema dell’abitazione venivano realizzate in scala 1:1 abitazione arredate come negli anni ’40 con la costruzione del quartiere QT8.
Pink Pavillion Orario: da martedì a domenica dalle 11 a mezzanotte e il lunedì chiuso